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Data: 06/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Assunzioni pubbliche, poca trasparenza». La Cgil chiede un tavolo con Regione e Province per stabilire «regole certe»

L'AQUILA. Una normativa "chiara e trasparente", per regolare le assunzioni nella pubblica amministrazione. La richiesta arriva dalla Cgil, che sollecita alla Regione l'apertura di un tavolo di concertazione con le Province e le organizzazioni sindacali, per evitare che nell'avviamento al lavoro prevalgano «logiche diverse, da quanto previsto dalla legislazione», dice Luigi Fiammata, del Nidil-Cgil.
Soprattutto se la normativa in questione si presta a più interpretazioni. Da qui la necessità, per il sindacato, di mettere mano alla delibera 157 del 2006 licenziata della giunta regionale. Cominciando dalla concertazione con tutti i soggetti interessati, fino alla promulgazione di una vera e propria legge, che metta i paletti in una materia tanto vasta e poco chiara.
«Secondo la delibera in questione», ha spiegato Luigi Fiammata durante una conferenza stampa, «per l'avviamento al lavoro nelle pubbliche amministrazioni, soprattutto nelle basse qualifiche, si deve procedere con una selezione del personale, valutando come primo requisito l'anzianità di iscrizione nei centri per l'impiego, cioè gli ex uffici di collocamento. L'ente pubblico può richiedere anche una qualifica, ma solo in caso di parità nella graduatoria».
Questo quanto prevedono norme e regolamenti, ma il sindacato ha trovato un'altra realtà, poco attenta alle indicazioni della legge. «Abbiamo verificato», spiega ancora Fiammata, «che in tutta la regione, e in qualsiasi ente pubblico, la qualifica viene usata, nelle selezioni, come strumento surrettizio. In pratica, si fa ricorso alle qualifiche senza rispettare la legislazione e si preparano bandi e concorsi ad hoc, avendo già in mente a chi sono destinati». Inoltre, ciascun ente sarebbe libero di interpretare, a suo avviso, la normativa. «Prendendo ad esempio il caso di due protocollisti da assumere alla Provincia dell'Aquila», ha precisato infine Fiammata, «la direzione provinciale del lavoro sostiene che occorre far riferimento alle qualifiche previste dal codice Istat del 2001, mentre la direzione regionale del lavoro parla di qualifiche più ampie».
«Insomma», conclude il sindacalista della Cgil, «è necessario che su questa materia, per sgomberare il campo dai dubbi e soprattutto non giocare sulla pelle delle persone in cerca di occupazione, si stabilisca una normativa all'insegna della trasparenza, che dia a tutti pari opportunità. Un compito che spetta alla Regione, e anche con una certa urgenza».

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