TERAMO «La politica doveva riassumere il suo ruolo, la sua funzione di programmazione e di adozione di atti urgenti in presenza di una situazione che poneva in pericolo beni di primario livello costituzionale». E invece secondo la pubblica accusa tra il primo crollo della discarica La Torre, avvenuto il 14 febbraio 2005, ed il secondo, quello che si verificò nella notte tra il 16 ed il 17 febbraio 2006, ci fu una «superficialità assoluta» da parte di chi doveva vigilare. Chi conosceva le criticità della discarica e i suoi punti deboli, compreso l'allora sindaco, oggi Governatore della Regione. Ieri, in aula, è durata oltre tre ore la requisitoria del Pm Stefano Giovagnoni alla quale è seguita la lunga arringa della parte civile, sostenuta dall'avvocato Tommaso Navarra. Nei confronti dell'allora primo cittadino di Teramo, Gianni Chiodi, l'accusa ha chiesto la condanna ad un anno e 4 mesi di reclusione per il crollo colposo della discarica comunale di contrada Carapollo.
Stessa richiesta di condanna anche nei confronti dell'ex vice sindaco Berardo Rabbuffo, attuale consigliere regionale, e dei tre tecnici: l'ex dirigente regionale del settore rifiuti Massimo Di Giacinto, l'attuale Franco Gerardini e il dirigente comunale Nicola D'Antonio.
Il Pm ha invece chiesto l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato dall'ipotesi di reato di crollo colposo per l'ex sindaco Angelo Sperandio, gli ex presidenti della Provincia Claudio Ruffini ed Ernino D'Agostino e per il dirigente del settore Ambiente ed energia della Provincia Ferdinando Di Sanza. Richiesta di assoluzione in ordine alla volumetria residua non corrispondente al vero perché il fatto non costituisce reato per D'Antonio. Per gli altri capi d'imputazioni il reato è estinto per intervenuta prescrizione. Il Pubblico ministero ha inoltre chiesto il dissequestro della discarica La Torre. Durissime le sue parole nei confronti di chi avrebbe dovuto sorvegliare una discarica che «non è mai stata controllata da nessuno» e che alla fine «respirava con un polmone artificiale». La situazione cambia completamente con il primo crollo. Tra i due eventi c'è una correlazione diretta. Lo sostengono anche i periti del giudice. «La Torre non è crollata improvvisamente», ha ribadito il Pm. Segnali premonitori c'erano stati. E come. Ma chi era preposto al controllo, amministratori e tecnici, sono andati comunque avanti senza coglierli. Continuando ad abbancare rifiuti pur in presenza di mancanza autorizzazioni, sospensioni, segnalazioni dell'Arta, segnalazioni di percolato e mancata captazione del biogas, regimazione delle acque non idonee e quant'altro. «In quella discarica si continuava ad abbancare rifiuti pur senza sapere con esattezza quale fosse la volumetria residua», commenta l'accusa che ad un certo punto parla del «comportamento inerte del sindaco Chiodi», questo dopo il primo crollo. «Siamo in una situazione straordinaria, non ordinaria. Il sindaco poteva assumere delle iniziative: chiudere o sospendere la discarica, nominare un gruppo di lavoro, prevedere degli impegni di spesa straordinari. Lui in realtà non fa nulla per fronteggiare l'emergenza». Un'emergenza che determinerà, sempre secondo l'accusa, il secondo crollo.
Si è associato alle richieste del Pubblico ministero l'avvocato di parte civile, Tommaso Navarra, che ha avanzato una richiesta complessiva di risarcimento danni di 140mila euro per il comitato La Torre e i 4 cittadini che si sono costituiti. Nella sua arringa il legale ha puntato il dito contro l'allora sindaco Chiodi.