Giù la maschera: da oggi, a palazzo Madama, si capirà che aria tira sulla ricostruzione. Alle 13,30 si riuniranno congiuntamente l’ottava commissione (Lavori pubblici e comunicazioni) e la tredicesima (Territorio e ambiente). All’ordine del giorno c’è l’esame del disegno di legge 576 per la conversione del decreto 43 del 26 aprile 2013 legato alle emergenze, l’ultimo del governo Monti. È il primo provvedimento di una certa importanza che approda all’esame del nuovo Parlamento. Ed è soprattutto un passaggio nodale per la vicenda del terremoto visto che nel testo sono contenuti due articoli (il 7 e l’8) che contengono misure sulla ricostruzione. Poche, per la verità, e se vogliamo di importanza relativa: un po’ di fondi per gli affitti delle sedi comunali, la proroga dell’autonoma sistemazione, qualche norma tecnica sulle macerie. È per questo che si cercherà di infilare, tramite emendamenti, innanzitutto il tanto agognato miliardo che serve per evitare la paralisi della ricostruzione. Ci proveranno innanzitutto Stefania Pezzopane (Pd), Enza Blundo (M5S) e Paola Pelino (Pdl). Tutte e tre, infatti, hanno presentato pacchetti di emendamenti che hanno un comune denominatore: ridare ossigeno alle prosciugate casse della ricostruzione. Non sarà semplice, è chiaro, perché trovare le coperture economiche è impresa ardua. Si cercherà di far capire che la strada più agevole è quella della Cassa depositi e Prestiti: lo Stato in questo caso contrae un mutuo pluriennale e dunque va «coperta» solo la rata. Su questi provvedimenti saranno chiamati a pronunciarsi innanzitutto il governo e poi le forze politiche. Le commissioni sono entrambe a presidenza Pdl (Matteoli all’8a e Marinello alla 13esima). Dell’ottava fa parte anche la Blundo mentre la Pezzopane seguirà i lavori perché il Pd si è avvalso della possibilità di sostituire un suo componente (nella 13esima) per tutto l’iter del dibattito. Dunque si saprà, probabilmente giovedì, se il governo e Parlamento hanno intenzione di sostenere L’Aquila o no. Epifani del Pd ha già detto che è una priorità. Se dovesse sfumare questo decreto la situazione diventerebbe insostenibile. Una curiosità: tra gli emendamenti della Blundo ce n’è uno contro lo stanziamento dei fondi per gli affitti comunali: «Dopo quattro anni ancora paghiamo per gli affitti...» ha chiosato. Cialente, infine, ha annunciato che si stanno cominciando a spendere i 225 milioni arrivati pochi giorni fa dal Cipe. «Ma servono altri 11 miliardi» ha ribadito ieri a radio e tv il sindaco.