PESCARA Alle 7,27 di ieri mattina un gran botto ha annunciato alla città lo schianto della gru della draga Cobra 1 contro il Ponte del Mare. A nulla sono servite le grida di chi stava passando a piedi o in bicicletta sopra il ponte. Le immagini del video registrato dal sistema di sorveglianza del porto, subito esaminate dalla Capitaneria di porto, sono sconcertanti perché dimostrano che nulla è stato fatto dall’equipaggio della draga per evitare la drammatica collisione.
La sequenza dura qualche secondo: si vede la Cobra1 navigare nel canale verso l’uscita del porto. L’avvicinamento al Ponte del Mare è rapido e si nota benissimo il braccio della gru, alzato in verticale, superare nettamente in altezza la doppia campata del ponte. E’ questione di un attimo, nessuno a bordo sembra rendersi conto del pericolo imminente, nessuno che si agiti per fare macchina indietro né per abbassare in extremis la gru. Lo scafo procede a velocità regolare e costante finché non succede l’irreparabile. Il primo impatto è il più violento. La gru diventa una lama che taglia la rete di protezione fissata sotto la prima campata. A bordo della draga scatta l’allarme e affiora la paura dell’equipaggio, ma non c’è manovra di riparazione. La draga continua la sua corsa senza rallentare. Il tempo di alzare gli occhi e la scena si ripete con la gru che sfonda la rete della seconda campata.
Il braccio della gru viene spinto all’indietro, si piega e si spezza in due punti finendo per collassare sulla stessa draga. I quattro a bordo saltano come birilli, ma la sorte è benigna con loro: nessuno riporterà ferite ed è un miracolo perché hanno davvero rischiato la pelle. In plancia c’era l’addetto alla gru vicino alla cabina che stava parlando con un collega. Altri due erano più indietro, uno di loro conduceva la Cobra 1.
«Potevano morire schiacciati dal braccio della gru, queste scene mi hanno fatto ripensare alla tragedia di qualche giorno fa del porto di Genova» ha detto un pescatore sul molo sud.
Scattato l’allarme, la banchina s’è riempita di mezzi dei vigili del fuoco e della polizia. I carabinieri e altri vigili del fuoco hanno provveduto a bloccare l’accesso al Ponte sia alla Madonnina che all’ingresso sud mentre i vigili si sono calati dal ponte per rimuovere le grate danneggiate. Vincenzo Valeri, ufficiale di servizio dei vigili del fuoco, ha ricostruito le fasi dell’incidente. La Capitaneria di porto, intervenuta sul posto con una motovedetta, s’è messa al lavoro per raccogliere gli elementi fondamentali per fare chiarezza.
«In casi del genere, con il danneggiamento di strutture pubbliche, l’inchiesta è d’obbligo e a stabilirlo è l’articolo 587 del codice della navigazione» ha spiegato il direttore marittimo Luciano Pozzolano. E’ lui, dal suo ufficio di comando in piazza della Marina, a rivelare alcuni dati tecnici della draga, numeri che aiutano a comprendere meglio la violenza dell’impatto: «La Cobra 1 è una draga di 42 metri con una stazza lorda di 378 tonnellate» e con la forza di tutto questo peso ha spinto la gru contro le due campate. «Il braccio della gru supera i quindici metri di lunghezza mentre la luce, cioè lo spazio tra il fiume e la base del ponte, è di 14 metri e mezzo - ha proseguito il comandante - dunque era impossibile passare senza fare danni. Non mi spiego però come abbiano fatto a commettere un errore del genere: la draga è qui dal 19 aprile e in questo mese ha effettuato diverse volte quel passaggio sotto il ponte, sempre con il braccio della gru inclinato» ha concluso il direttore marittimo Pozzolano. «E’ stata una clamorosa distrazione, quelli sulla draga sono stati degli scellerati, fossimo stati qui in quel momento li avremmo presi a botte» hanno ripetuto increduli i pescatori arrivati in banchina subito dopo l’incidente. Il Ponte del Mare resta chiuso in attesa delle verifiche sulla sicurezza.