PESCARA «Ho sentito il Ponte oscillare paurosamente sotto i miei piedi, sembrava di stare su una giostra impazzita. Sono stati pochi secondi ma sembrava non finissero mai. Sono sincero, ho temuto il peggio: è stato come una scossa di terremoto e in quel momento ho ripensato a quel che hanno provato gli aquilani il 6 aprile 2009». Alessio Iezzi racconta con voce tremante la drammatica esperienza vissuta ieri sul Ponte del mare. L’incidente è ormai passato da un paio d’ore ma lui è ancora agitatissimo davanti al cronista. Suda freddo come succede a chi s’è messo una gran paura. L’ex consigliere comunale di Pescara ed ex vice presidente dell’Ater era arrivato in cima al ponte in bicicletta, «ogni mattina mi faccio una pedalata» ha detto, «ieri alle 7,20 ero arrivato in cima al Ponte del mare e mi ero fermato un momento per riprendere fiato, quando ho abbassato lo sguardo e visto quella draga avvicinarsi minacciosa. Il braccio della gru era in verticale e talmente vicino che mi sembrava di poterlo toccare. A bordo c’erano quattro persone e io ho pensato: adesso l’abbasseranno. E invece...».
E invece il braccio della gru è andato ad abbattersi contro le grate di acciaio del Ponte. Un primo colpo, poi subito dopo il secondo. «Ero incredulo, sbigottito, perché non è possibile commettere un errore del genere - continua a raccontare Iezzi -. Ricordo che un attimo prima dell’impatto mi sono messo a gridare per richiamare l’attenzione dell’equipaggio, “figli di p... che cavolo combinate? fermatevi”, questo gli ho detto a squarciagola ma loro niente, non mi hanno sentito e hanno tirato dritto fino all’inevitabile collisione. Uno di loro era alla cabina di guida, un altro si trovava vicino allo sportello della gru e parlava con un collega. Non si sono resi conto di nulla» dice ancora Iezzi.
Un attimo prima dell’impatto, sono saltato in sella alla bici e sono arrivato di volata dal lato della Madonnina, lì ho incontrato Elisa Ciaccio, dipendente comunale dell’ufficio tributi. Al momento dello schianto il ponte ha ondeggiato come fosse una culla sotto i nostri piedi, è stato terribile. Ho visto la Ciaccio sbiancare in volto, stava peggio di me e come me era sconcertata per l’accaduto. “Deficienti, sono dei deficienti” gli ha gridato. Ho ripensato all’incidente del porto di Genova e dico che quei quattro sulla draga devono ringraziare il cielo se sono vivi. Il braccio della gru gli è ricaduto addosso, s’è accartocciato sul pontile con tutto il suo peso e avrebbe potuto schiacciarli tutti». Iezzi racconta infine d’aver chiamato i vigili urbani per dare l’allarme, «mi hanno risposto di chiamare la Capitaneria di porto, ma io mica avevo dietro l’elenco telefonico, ho detto che avrebbero dovuto pensarci loro. Anche questo mi è sembrato incredibile, non si può rispondere così a chi sta segnalando un’emergenza».