Riceviamo e pubblichiamo. di Carlo Masci* Pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele? Purtroppo si continua a ciurlare nel manico e si fa finta di non capire se è vero –come è vero- che si prosegue a polemizzare sul nulla. Si continua a non voler capire che stiamo parlando di un progetto di riqualificazione, al massimo di traffico limitato e non di pedonalizzazione. Un progetto strategico di riqualificazione con una strada di 8 metri a due corsie, con un percorso dedicato ai mezzi pubblici ed ai residenti. C’è qualcuno che è contrario all’intervento di riqualificazione? C’è qualcuno che preferisce avere marciapiedi stretti o respirare smog a tutto gas? Queste sono le domande giuste da porre ai residenti come ai commercianti e noi conosciamo già le risposte visto e considerato che abbiamo già vissuto i precedenti interventi di riqualificazione dell’intera zona centrale dove le critiche iniziali si sono trasformate in consensi, da parte dei residenti come da parte dei commercianti. Non abbiamo quindi dubbi nel proseguire con convinzione a proporre e realizzare il progetto che può e deve abbinare una ripresa delle attività commerciali ricadenti lungo il Corso (oggi decisamente sottotono anche per ragioni economiche che vanno al di là della nostra città) e rendere finalmente più vivibile un’altra ampia zona del centro cittadino. Questi contenuti sono alla base della riqualificazione di Corso Vittorio Emanuele. E’ questo il progetto. Marciapiedi per i pedoni e fascia per transito mezzi pubblici e residenti. Punto. Tutto il resto è polemica spicciola. (* Consigliere comunale di Pescara Futura) ©RIPRODUZIONE RISERVATA
PESCARA La pedonalizzazione di corso Vittorio Emanuele II non convince nemmeno gli architetti. Il progetto dell'amministrazione comunale di impedire il passaggio alle automobili su una della arterie più trafficate della città non convince. Dopo le critiche mosse dai negozianti, che temono uno spopolamento del centro cittadino, gli architetti sollevano perplessità su impatto e sostenibilità di un progetto che muterà profondamente la viabilità cittadina. Il tratto di corso Vittorio che verrebbe inibito al transito veicolare è quello compreso tra via Ravenna e via Piave con la deviazione del traffico nell'area di risulta passando da via Teramo. «Sicuramente», premette Marco Volpe, presidente degli architetti di Pescara dal 2005 al 2009, «è la via più trafficata della città e con maggiore continuità visto che parliamo della Nazionale. Pensare di bloccare corso Vittorio mi sembra strano, ancor più strano mi pare che del progetto si sappia tutto dal bando di gara e non da prima. Quando si pensano trasformazioni di questo tipo per una città credo sia necessario coinvolgere cittadini e associazioni dei commercianti. Noi, come Ordine degli architetti, avevamo costituito l'Urban Center proprio per far conoscere le scelte dell'amministrazione alla città». «Personalmente», aggiunge Volpe, «non vedo la necessità di fermare le vetture e il bypass che si vuole utilizzare (via Teramo, ndc) non può sostenere il flusso di auto che passa ogni giorno in corso Vittorio. Il rischio che si corre è la congestione del traffico». Dubbi sulla sostenibilità del progetto vengono anche da Massimo Palladini, ex presidente dell'Ordine degli architetti: «Ciò che stupisce è che un progetto così importante non sia stato preceduto da uno studio della mobilità per comprendere come verranno risolti i flussi di attraversamento in una città che si organizza su tre parallele al mare. Quest'assenza lascia perplessi. Il volume di traffico che si verrebbe a creare sarebbe un rimedio peggiore del male. Siamo d'accordo, come istituto nazionale di Urbanistica, a estendere l'area pedonale ma questo ha bisogno di politiche integrate che riguardino il potenziamento del trasporto pubblico, possibilità di posteggiare in parcheggi di assestamento. Ma in questo modo appare un po' estemporaneo questo progetto. Inoltre sono proprio contrario alla strada alternativa nell'area di risulta, andremmo a ipotecare un polmone di verde che oramai è nei piani regolatori e nella coscienza della città».