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Data: 22/05/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Ricostruzione a L'Aquila - L’opposizione vuol denunciare il governo. De Matteis: «Impugneremo davanti alla Corte costituzionale il decreto che non prevede stanziamenti per L’Aquila»

MINORANZA ALL’ATTACCO La Costituzione tutela il diritto alla casa e il patrimonio storico e artistico della nazione, nel caso nostro la violazione è evidente

L’AQUILA «Facciamo causa allo Stato». Ha il sapore dell’ultimatum la proposta dell’opposizione per indurre il governo a mettere la ricostruzione tra le priorità da finanziare subito. Appena dopo la discussione del decreto Emergenze in Senato, partirà una denuncia alla Corte Costituzionale «contro il Governo indifferente», un ricorso al quale sta già lavorando un gruppo di giuristi ed esperti dell’Università dell’Aquila. Si tratta di un’iniziativa di Giorgio De Matteis ed Emanuele Imprudente (L’Aquila città unita), Raffaele Daniele (Udc) e Daniele Ferella (Tutti per L’Aquila). A essere impugnato davanti ai giudici costituzionali sarà proprio il decreto Emergenze che, a detta dell’opposizione, «non prevederà coperture per il cratere sismico». Dopo l’ultima e singolare protesta del sindaco Massimo Cialente, che due settimane fa ha ammainato il tricolore da tutte le sedi comunali e dalle scuole, riconsegnando la fascia di primo cittadino al capo dello Stato, l’opposizione intende mettere in campo «azioni diverse dalle pagliacciate di Cialente, proteste più efficaci ma sempre restando dentro i confini istituzionali». «Il governo promette i soldi per la ricostruzione, ma poi non li sblocca? Allora facciamo causa allo Stato», dichiarano i consiglieri. Sia chiaro, però, che «l’opposizione continua a lavorare su due fronti diversi», ha chiarito De Matteis, «quello parlamentare con i nostri rappresentanti, e quello dell’opposizione in consiglio comunale». Opposizione che non ci sta a sentirsi etichettare come capace solo di contrastare Cialente, come è accaduto con la bandiera italiana, rimessa al suo posto nella sede provvisoria del Comune alcuni giorni fa, alimentando la polemica. Pur con i necessari distinguo, i consiglieri non intendono restare a guardare «la città che muore a causa di un governo che ha altre priorità». Sotto accusa anche l’ex esecutivo Monti. I fondi chiesti sono sempre quelli: gli 80 milioni circa per finanziare la prima rata del mutuo venticinquennale da stipulare con la Cassa depositi e prestiti per la ripartenza della ricostruzione, ai quali si devono aggiungere «i 250 milioni di anticipazione del Cipe, soldi che ci spettano di diritto», prosegue De Matteis, «ma il cui iter, complicatissimo, non è ancora completato e quindi sono lungi dall’essere sbloccati». Fondi promessi dal governo che non si discosta, secondo l’opposizione, dalla linea adottata dal precedente esecutivo e dall’ex ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca. «È venuto a dirci che i soldi c’erano, ma finora non abbiamo visto un euro», prosegue De Matteis, che non risparmia critiche nemmeno al braccio destro di Barca Alfonso Celotto. «Noi terremotati», ha aggiunto Daniele, «pagando le tasse abbiamo diritto alla casa, che non ci viene ricostruita. Dato che la Costituzione tutela il patrimonio storico e artistico della nazione e la proprietà privata e la casa, su tali articoli impronteremo il nostro ricorso». Il testo sarà presentato subito dopo la discussione del decreto Emergenza, in quanto, nonostante il pacchetto di emendamenti «salva-L’Aquila» presentato dal Pd, l’opposizione è certa che «non stanzierà soldi per la città, semplicemente perché non ci sono». Il ricorso potrebbe essere firmato anche da giuristi di livello nazionale, tra cui Stefano Rodotà. La proposta, ora, dovrà essere condivisa in consiglio comunale anche dalla maggioranza.

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