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Pescara, 24/03/2026
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Data: 23/05/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Ricostruzione, lite su fondi e pratiche. Confindustria contesta la ripartizione dei 100 milioni per la ripresa economica. Progetti bloccati, denunce in vista

L'AQUILA «I 100 milioni di euro destinati alle attività produttive non devono essere utilizzati per privatizzare le municipalizzate mentre il tessuto imprenditoriale locale sta morendo». Duro intervento del delegato alla ricostruzione di Confindustria L'Aquila, Ezio Rainaldi, che polemizza sulle scelte operate per la fruizione dei fondi Cipe destinati allo sviluppo economico (è il 5 per cento delle somme stanziate lo scorso dicembre per la ricostruzione delle case) e annuncia che, sui progetti per la ricostruzione bloccati, gli Industriali si costituiranno parte civile per il risarcimento del danno alle imprese. La misura, per gli imprenditori aquilani, ormai è colma. «L’ufficio speciale, appena nato, ha già avuto una partenza lenta, tra ricorsi e ritardi. E' stato creato per risolvere subito le questioni che ostacolano la ricostruzione ma, a cinque mesi di distanza, le pratiche continuano ad accumularsi: nei cassetti del Genio civile, qualche mese fa, ce n'erano circa 1200. Oggi sono oltre 2.500» dice Rainaldi che richiama la politica «ad un'assunzione di responsabilità. Se le cause di questo stallo dipendono dall'organizzazione interna degli uffici e non da forza maggiore come la mancanza di fondi» dice «saremmo di fronte ad un'interruzione di pubblico servizio. Non ci resta altro che valutare la possibilità di costituirci parte civile e richiedere il ristoro dei danni causati alle imprese». Sette mesi per trovare la soluzione di integrare Abruzzo Engineering nel Genio civile e accelerare la macchina della ricostruzione. Troppo, secondo Confindustria: «Lo si poteva fare già da novembre scorso; ogni ritardo per le imprese si traduce in perdita di denaro». Rainaldi snocciola, poi, i numeri: dei cento milioni di fondi Cipe destinati alle attività produttive, 15 milioni sono stati destinati al rilancio della filiera turistica del comprensorio del Gran Sasso, 5 milioni all'attività di ricerca della fibra ottica e al relativo laboratorio, 12 milioni al turismo e alle infrastrutture, 38 milioni alle attività produttive caratterizzate da elevati livelli di innovazione, 15 milioni alle piccole e medie imprese innovative e agli spin-off di ricerca collegati principalmente alla realizzazione di servizi e infrastrutture di smart-city. Infine, 15 milioni alla ricerca e allo sviluppo sperimentale. Scelte palesemente contestate dagli Industriali: «Sui cento milioni di fondi Cipe» afferma Rainaldi «avrebbero dovuto avere voce in capitolo imprese, associazioni di categoria e istituzioni locali, per stabilirne la destinazione. Si tratta di capire se siano davvero spendibili, quale la tempistica e quali i criteri di valutazione, cioè i parametri in base ai quali saranno destinati i finanziamenti. I soldi pubblici non devono essere spesi per le privatizzazioni di aziende municipalizzate (il riferimento è al centro turistico Gran Sasso, pieno di debiti ndr) e, men che meno, per lo studio preliminare. Inoltre, è paradossale che le associazioni di categoria e le imprese non siano state consultate». Confindustria attacca: «La previsione di investire sul turismo non è congruente con le priorità indicate dall'Ocse, che ha puntato sul rilancio dell'economia locale e dell'industria manifatturiera. Servono misure a beneficio del lavoro e dell'occupazione in sostituzione di innovazione e ricerca. Settori che già hanno beneficiato di finanziamenti. Inoltre, tutti gli atti devono essere trasparenti e fruibili dalla comunità aquilana».

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