ROMA Intervenire entro l’estate con piccoli correttivi al Porcellum per avere una “clausola di salvaguardia” in caso di elezioni anticipate ma anche e soprattutto per evitare la pronuncia di incostituzionalità da parte della Consulta. Poi, entro il 31 luglio, si penserà a una nuova legge elettorale che sarà predisposta insieme alle riforme costituzionali in modo che sia coerente con il sistema istituzionale che sarà scelto. E’ questo l’esito del vertice di maggioranza che ieri si è riunito prestissimo a palazzo Chigi per permettere al premier di essere a Bruxelles nel pomeriggio. «Alle prossime elezioni gli italiani non voteranno con un Porcellum appena modificato. Serve infatti una riforma complessiva e la prossima legge non deriverà dall’attuale, ma terrà conto della nuova forma dello Stato che uscirà dalle riforme costituzionali» spiega Enrico Letta al termine del Consiglio europeo. La precisazione arriva al termine di una giornata che si apre con un’intesa sulla necessità di procedere con ritocchi minimi del Porcellum ma senza nessuna decisione sul merito delle modifiche. L’accordo, insomma, riguarda il metodo ma non le questioni di merito: premio di maggioranza, soglia minima perché tale premio scatti, e preferenze. Il Pdl, che non vorrebbe toccare neanche una virgola del Porcellum e che è contrario alle preferenze, vorrebbe portare al 40% la soglia oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato. La proposta è del “falco” Renato Brunetta, che appena esce dal vertice di maggioranza la presenta come già approvata: «Abbiamo l’accordo per modifiche minime». L’intesa, invece, non si vede neppure all’orizzonte. E il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, lo ammette senza giri di parole: «Non sono ipocrita, non nascondo che al momento ci siano valutazioni differenti tra le forze politiche...». A bocciare la proposta Brunetta ci pensa il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, per il quale la versione pidiellina dell’intesa è frutto dell’invenzione dei suoi falchi: «Siamo di fronte ad una vittoria del Pd perché abbiamo incassato che non si andrà più a votare con la legge vigente. Questo aveva annunciato il presidente del consiglio e questo è quello che si è deciso oggi. Altre ipotesi, sono frutto di invenzione». Sulla legge elettorale partorita da Calderoli, insomma, c’è il Pdl che vuole modifiche minime e il Pd che pensa a cambiamenti profondi. Per Guglielmo Epifani semplici modifiche al Porcellum non bastano e spiega perché: «Il rischio che vedo è di tornare al voto con una legge che non dà ai cittadini il diritto di scegliere e di una sistema proporzionale che renda il Parlamento ingovernabile. E’ una palude in cui il Pd non ha intenzione di stare». Le maggiori resistenze vengono dai fedelissimi del Cavaliere, che legano la questione dei processi alla legge elettorale. In via dell’Umiltà paventano il rischio che ad ottobre le modifiche al Porcellum non siano ancora operative e fanno capire che, se i processi andranno avanti, il Pdl si ritroverebbe con Berlusconi fuori gioco e senza la possibilità di tornare subito al voto.