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Data: 23/05/2013
Testata giornalistica: Il Centro
L’Italia senza lavoro taglia anche sul cibo. Rapporto Istat: consumi crollati, 15 milioni in difficoltà economica

Cresce l’esercito dei “Neet”: giovani senza impiego che non studiano

ROMA È un’Italia sempre più povera, dove 15 milioni di italiani vivono ogni giorno con maggiore affanno, costretti a tagliare sulle spese e sulla qualità del cibo (il 62,3% del totale rispetto al 53,6% del 2011), in difficoltà con mutuo e bollette, senza i soldi per pochi giorni di vacanza: un quarto della popolazione che una spesa imprevista basta a mettere all’angolo, segno che ormai anche la classe media arranca pericolosamente. Il Paese fotografato dal nuovo Rapporto annuale dell’Istat, che racconta i mesi faticosi del 2012, è un Paese che la crisi ha messo in ginocchio, dove 6 milioni di persone sono senza occupazione e 2,2 milioni di ragazzi under 30 non studiano né lavorano, una cifra che rappresenta un record a livello europeo. I cosiddetti Neet (Not in education, employment or training), infatti, sono il 23,9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Il cappio della povertà Se 15 milioni di persone si trovano in una condizione di disagio economico, 8,6 milioni (14,3%, il doppio rispetto al 2010) si trovano in una condizione di forte deprivazione. Sono coloro che dichiarano di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni (16,6%), percentuale triplicata in due anni, con il crollo del consumo di proteine animali: - 57% per la carne, - 58,2% per il pesce. Il 21,1% degli italiani dichiara di non potere riscaldare adeguatamente l’abitazione, il 50,4% di non potersi permettere neppure una settimana di ferie, il 41,7% di non poter sostenere spese impreviste, neppure se contenute. Anziani, single e famiglie numerose sono i soggetti più fragili. «La grave deprivazione materiale – spiega l’Istat – comincia a interessare non solo gli individui coi redditi più bassi, ma anche coloro che dispongono di redditi mediamente più elevati». A pagare il prezzo maggiore è il Sud, dove il disagio colpisce il 40,1% della popolazione, e la condizione di grave deprivazione colpisce una persona su quattro (25,1%). Sei milioni senza lavoro È un esercito sterminato quello delle persone senza lavoro: 6 milioni, un numero che comprende i 2,7 milioni di disoccupati, a cui si sommano i 3 milioni di persone disposte a lavorare che però hanno smesso di cercare, scoraggiate. Negli ultimi quattro anni, dal 2008, anno di inizio della crisi, al 2012, è stato cancellato quasi un milione di posti di lavoro full time, mentre si è registrato un boom per i contratti precari, con più 425 mila rapporti part-time. La metà dei nuovi senza lavoro ha tra i 30 e i 49 anni, mentre il numero delle persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi è cresciuto di 675mila unità e rappresenta ormai il 53% del totale: un record rispetto alla media europea del 44,4%. Dal 2008, inoltre, 449mila dirigenti e piccoli imprenditori sono rimasti senza lavoro (-42,6%). Oltre due milioni i giovani disoccupati, con un aumento di 100 mila unità nel 2012: dal 2008, l’aumento dei Neet è stato del 21,1%. Di questi, il 40% è alla ricerca attiva di lavoro, un terzo sono forze potenziali, mentre il 29,4% non cerca o non è disponibile. Solo il 57,6% dei nuovi laureati e diplomati viene assunto entro tre anni dalla conclusione degli studi. Quando lavora la donna Aumenta invece il numero di famiglie con figli in cui lavora solo la donna (spesso in seguito alla perdita del lavoro da parte del marito): erano 224mila nel 2008 (5% del totale), sono passate a 381mila nel 2012 (8,4%), con un aumento del 70%. Ma il lavoro femminile è meno pagato, con una retribuzione media mensile inferiore del 20% a quella degli uomini. Crolla il potere d’acquisto L’Istat parla di una caduta del potere d’acquisto «di intensità eccezionale», un andamento a cui hanno contribuito «la forte riduzione del reddito d’attività imprenditoriale e l’inasprimento del prelievo fiscale». Nel 2012, infatti, è stato registrato un calo del 4,8%, con una riduzione del 2,2% del reddito disponibile e una flessione del 4,3% dei consumi, la caduta maggiore registrata dall’inizio degli anni Novanta. Dal 2008, i viaggi sono calati del 36%, nel 2012 i passaggi immobiliari sono crollati del 22,6%. La propensione al risparmio, scesa all’8,2% (0,5 in meno del 2011), è tra le più basse d’Europa. Il peso del fisco La pressione fiscale in Italia è al top in Europa, e tra i maggiori Paesi dell'Unione è seconda solo a quella francese, rispettivamente al 44% del Pil e al 46,9%. L'aumento è stato in Italia di 1,4 punti percentuali e in Francia di 1,1. Ma nonostante la situazione gravosa, gli italiani conservano un certo ottimismo: 6.8, infatti, è il voto medio che i cittadini assegnano alla qualità della vita. Punteggio decisamente basso, invece, a politici: solo il 4,8% attribuisce un voto alto al Parlamento e solo l’1,5% ai partiti, mentre le istituzioni in cui è riposta fiducia sono i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. E gli italiani, nonostante la crisi, confermano la loro apertura: per il 62,9% non è vero che gli immigrati tolgono loro il lavoro, mentre l’80% apprezza la convivenza con culture diverse.

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