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Pescara, 24/03/2026
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Data: 24/05/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Renzi: il Porcellum si può solo cancellare. Il sindaco propone una legge elettorale sul modello di quella dei Comuni. «Pronto a rimettermi in gioco»

ROMA «Il Porcellum non si può correggere, è inemendabile. Se lo cambi un pochino diventa un maialinum». Nel giorno in cui anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, lancia un appello per una riforma elettorale che assicuri «legislature piene» e «stabilità governativa», il Pd si schiera contro la proposta di introdurre piccole modifiche al Porcellum (per evitare la pronuncia di incostituzionalità da parte della Consulta) e Matteo Renzi propone il modello a doppio turno con il quale si eleggono i primi cittadini. «Dobbiamo avere il coraggio di fare a livello nazionale la legge elettorale con cui si eleggono i sindaci. Serve una legge elettorale seria per la quale un minuto dopo le elezioni si sa chi ha vinto e chi ha perso» spiega il sindaco di Firenze, che fa mea culpa sulla rottamazione («Non vorrei sembrare quello che chiede solo spazio per l’età») e scalda i motori in vista delle prossime primarie. «Quando arriverà l’occasione proverò, vincendo, non perdendo, a rimettermi in gioco» annuncia Renzi, che definisce un «clamoroso errore» la proposta di legge targata Finocchiaro che, se approvata, impedirebbe al M5S di presentarsi alle elezioni e propone che le banche «stiano fuori dalla politica e dai giornali». Quanto al Pd, il sindaco assicura che se saprà «rinnovarsi davvero» restando unito «vincerà e governerà». Per il momento però, il Pd sembra diviso anche sulla proposta che si torni al Mattarellum (75% maggioritario, 25% proporzionale). Il messaggio è diretto a Enrico Letta, che ha il difficile compito di trovare una mediazione tra il Pdl, che non vorrebbe toccare neppure una virgola della legge elettorale scritta dal leghista Calderoli, e la maggioranza del Pd, che non accetta un semplice maquillage a una legge che secondo la Cassazione è incostituzionale perché non prevede una soglia oltre al quale scatta il premio di maggioranza. «Con il Porcellum modificato si rischia di finire nella palude, meglio il maggioritario» spiega Anna Finocchiaro, che cita Epifani («Un Porcellum ritoccato darebbe un Parlamento ingovernabile») e ricorda che il Mattarellum obbligherebbe i partiti a stringere alleanze in fase pre-elettorale. Travolto dalle critiche, il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ha provato anche ieri a rilanciare la sua proposta: modificare la legge Calderoli introducendo una soglia del 40% oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza. Ma nel Pd si fa notare che nessun partito in questo momento sarebbe in grado di raggiungere un simile risultato. E questo vuol dire che la strada delle larghe intese sarebbe obbligata. E siccome un governo Pd-Pdl c’è già, perché tornare al voto? Così, la proposta di introdurre modifiche minime al Porcellum viene interpretata, non solo nel Pd, come una sorta di assicurazione sulla vita del governo Letta. A confermare questa lettura è lo stesso ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, che assicura che sulla legge elettorale verrà trovata una «sintesi» e fa capire che quello di Letta non è un governo a tempo: «Molti commentatori non credono che il governo duri e faccia le riforme. Liberissimi. Noi invece vogliamo durare e fare le riforme, compresa una legge elettorale coerente». Parole che fanno andare su tutte le furie non solo mezzo Pd ma anche chi è all’opposizione. «Con il Porcellum il Palazzo si è blindato. Si torni al Mattarellum, come chiesto da un milione di italiani con il referendum sulla legge elettorale» taglia corto il leader di Sel, Nichi Vendola. Ma a non volere un ritorno al Mattarellum è tutto il Pdl, che lega la vita del governo al percorso delle riforme costituzionali. Un percorso lungo, che darebbe respiro al Cavaliere. Per ora, insomma, il Pdl si mostra disponibile solo a piccoli ritocchi al Porcellum. E Maria Stella Gelmini fa capire che un’intesa può essere raggiunta magari trattando sulla soglia per il premio di maggioranza: «Penso che su una soglia del 35% si possa ragionare...».

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