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Pescara, 24/03/2026
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Data: 24/05/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Berlusconi gestì un’enorme evasione» La replica: argomentazioni surreali.

MILANO Se i giudici di Milano, come ritiene lo stesso imputato, non sono teneri con Silvio Berlusconi, i magistrati di Roma non sono da meno. Ieri il Cavaliere ha incassato due motivazioni in una sola giornata: quelle della Corte d’Appello che lo ha condannato a cinque anni di prigione (e a cinque di interdizione dai pubblici uffici) per l’acquisto dei diritti Mediaset e quelle con cui la Cassazione ha respinto la richiesta di trasferimento del processo Ruby a Brescia. Ha gestito un’«enorme evasione fiscale» anche quando era presidente del Consiglio, scrive il collegio presieduto da Alessandra Galli, per la gravità del reato non merita le attenuanti generiche. E lo spostamento del giudizio a suo carico per concussione e prostituzione minorile, rileva la Corte Suprema, appare «ispirata da strumentali esigenze latamente dilatorie» piuttosto che «da reali e profonde ragioni di giustizia». Motivazioni «surreali», sbotta il Cavaliere dopo aver letto le 187 pagine firmare dai giudici milanesi.
BERLUSCONI DOMINUS

Il cosiddetto «giro dei diritti» Mediaset, secondo il collegio, si inserisce in un più generale ricorso a società off shore «ideate e realizzate da Berlusconi avvalendosi di strettissimi collaboratori». E ora «vi è la piena prova, orale e documentale, che abbia direttamente gestito l’enorme evasione fiscale», un «meccanismo di frode» proseguito anche dopo la sua «discesa i campo, nella politica». Questo per due ragioni. La prima: «Si tratta di un sistema congegnato con modalità tali da richiedere l’apporto di un soggetto munito di potere indiscusso». La seconda: «Non è verosimile che la società abbia subito per vent’anni truffe per milioni di euro senza accorgersene». L’ex premier era uno dei due «responsabili di vertice di tale illecita complessiva operazione» e il «reale beneficiario delle catene» dei diritti tv, la pena per lui stabilita è dunque «del tutto proporzionata alla gravità materiale dell’addebito e all’intensità del dolo dimostrato». Non la pensa così il Cavaliere: «Mai ho avuto conti all’estero come risulta indiscutibilmente dagli atti - afferma - Vi è la prova conclamata che dirigenti infedeli di Mediaset hanno ricevuto svariati milioni di euro per comperare i diritti».
NESSUN COMPLOTTO

Insomma, per Berlusconi si tratterebbe dell’ennesimo episodio complottistico dei giudici milanesi nei suoi confronti. Una tesi che però la Cassazione smonta parola per parola, bollando come «illazioni», «generiche adduzioni», «timori o sospetti personali» le considerazioni a supporto della richiesta di trasferimento a Brescia. «I pm fanno il loro mestiere e certo non può addursi a motivi di temibili intenti persecutori il fatto che essi si adoperino a svolgere le funzioni con tenacia e determinazione anche polemica e decisa, ma mai realmente esorbitante dalla normale dialettica processuale». L’assunto secondo cui esistono «contesti deliberatamente persecutori dell’intera autorità giudiziaria milanese», mossa nei riguardi di Berlusconi «da non dissimulati e biasimevoli intenti punitivi di segno politico», è un’«accusa infamante». Perciò la Cassazione ritiene legittime le visite fiscali e si schiera con le magistrate «superficialmente dileggiate» dal Cavaliere per il maxi assegno all’ex moglie Veronica Lario.

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