PESCARA «Il Pd deve sfruttare il potenziale straordinario di risorse umane che sono ancora iscritte o che sono simpatizzanti del partito, il potenziale di idee e lo straordinario numero di unità territoriali ed esperienze, non lasciandole nella solitudine, ma mettendo in rete tali esperienze». L'ex ministro per la Coesione territoriale del Governo Monti, Fabrizio Barca, che di recente ha aderito al Partito Democratico, soffermandosi sul «cattivo stato di salute» che caratterizza la democrazia italiana, indica la strada da percorrere per una nuova vita del Pd. L'occasione è quella del convegno "Crisi della democrazia e prospettive politiche in Italia", che si è svolto ieri pomeriggio nell'Auditorium Petruzzi di Pescara. All'iniziativa, organizzata dalla Cgil, oltre a Barca hanno preso parte Riccardo Terzi, segretario nazionale dello Spi-Cgil, Michele Prospero, docente all'Università Tor Vergata di Roma, Gianni Di Cesare, segretario della Cgil Abruzzo, e Mario Boyer, presidente dell'Ires Cgil Abruzzo, che ha coordinato i lavori. Presenti in platea un centinaio di persone. C'erano, fra gli altri, i deputati Gianni Melilla (Sel) e Antonio Castricone (Pd), il segretario regionale dei Giovani Democratici, Marco Rapino, i segretari regionali della Flc-Cgil, Cinzia Angrilli e dello Spi-Cgil, Giovanna Zippilli, e quello provinciale pescarese del sindacato, Paolo Castellucci. Rispondendo alla provocazione "Barca segretario del Pd?", l'ex ministro ha preferito definirsi "animatore del Partito Democratico". Nel corso dell'incontro, Barca ha parlato a lungo del cattivo stato di salute della democrazia in Italia. «La società domanda molto alla politica», ha affermato, «ma riceve molto poco e, quindi, è furibonda. Questa rabbia si manifesta in astensione e in ipotesi di movimento che poi in Parlamento non producono effetti. La delusione», ha evidenziato l'ex ministro, «se si prolungasse questo stato di cose e soprattutto la non crescita, può anche esplodere in forme pesanti e pericolose». Inevitabile, per lui che ha affrontato il tema ricostruzione in prima persona, il riferimento all'Aquila, definita come uno «studio per capire ciò che non va fatto e ciò che va fatto». «Ciò che non va fatto», ha sottolineato, «perché la ricostruzione, nella sua fase iniziale, pur producendo risultati importanti, è avvenuta in una maniera “a-democratica”, cioè non con la partecipazione dei cittadini. Questo», ha concluso Barca, «ha accelerato alcuni esiti all'inizio, ma ha creato un livello di non trasparenza, dubbio, sfiducia e sospetto tra i cittadini e dei cittadini nello Stato, provocando il blocco della ricostruzione».