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Pescara, 24/03/2026
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Data: 24/05/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Napolitano a Cialente: rimettiti la fascia. Il presidente della Repubblica ha rispedito il tricolore al primo cittadino e con una lettera lo ha “rimproverato”

L’AQUILA Rispedita al mittente dentro a un plico accompagnato da una lettera nient’affatto comprensiva. Il sindaco Massimo Cialente se l’è vista recapitare così, dalle mani del prefetto Francesco Alecci, la fascia tricolore che non voleva più, ultimo atto di una protesta contro «il governo indifferente» e «lo Stato assente» che, finora, ha avuto un solo risultato: inasprire i rapporti istituzionali tra Comune e Capo dello Stato. «Questa mattina mi è stata recapitata una lettera del prefetto con un pacco», ha raccontato ieri Cialente. «In essa mi viene sottolineato che c’è un grande “rammarico” da parte della Presidenza della Repubblica: un modo informale per dirmi che sono molto arrabbiati con me». Ma non si arrende Cialente, che promette: «Scriverò una lettera, a questo punto personale, al presidente della Repubblica. Ma la fascia non la indosserò in questa fase. Eviterò tuttavia di rimandarla di nuovo indietro, perché mancherei di rispetto a Napolitano». Un gesto, quello della riconsegna della fascia al Quirinale – che ha fatto seguito alla decisione di ammainare il tricolore da tutte le sedi comunali e dalle scuole – che non ha portato a niente: bocciati, ad esempio, in Commissione Bilancio, gli emendamenti presentati dal Pd per la città terremotata. Cialente è stizzito nei confronti del governo: «È stata fatta la riunione in Commissione senza la presenza del governo che ha mandato un testo scritto dai funzionari. Non si sono preoccupati di discutere con noi il senso degli emendamenti, mentre è stato accantonato quello del miliardo» per il quale, in sostanza, il governo sta prendendo tempo. «Se il governo non si presenta», ha tuonato Cialente, «come facciamo a spiegare perché quegli emendamenti per noi sono importanti?». E lo sono prima di tutto, a detta del sindaco «perché all’Aquila sta per esplodere una bomba sociale, i soldi che chiediamo ci servono anche per aiutare famiglie che dormono in macchina e alle quali viene tagliata la corrente. Sono tutte famiglie a carico del Comune e “vittime” del terremoto». La risposta al silenzio del governo? Tornare a manifestare a Roma. «Questa città è molto sottovalutata», ha detto il sindaco. «O riscoprono L’Aquila, o menano di nuovo agli aquilani a Roma. E sto vedendo, in questo senso, che i giovani sono molto più organizzati di prima: faremo affidamento sulla loro energia per avere risposte concrete».

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