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Data: 28/05/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Roma, vota 1 su 2. Marino è avanti su Alemanno. Flop dei 5Stelle. «Ora possiamo farcela» E apre a M5S e Marchini

ROMA Ignazio Marino e Gianni Alemanno si giocheranno la partita del Campidoglio al ballottaggio del 9 e 10 giugno. Una Roma avara quanto mai prima nella partecipazione all’elezione del suo sindaco, ha consegnato la vittoria intermedia al chirurgo del Pd con un consistente 43 per cento che, prima di poter affondare il suo bisturi in quelli che riterrà essere i mali della città, dovrà vedersela tra due settimane col primo cittadino uscente che, partendo da un più modesto 30 per cento, è tuttavia deciso a vendere cara la pelle.
Subito dopo la chiusura dei seggi, non meglio identificati ”ambienti del web“ davano sulla rete la prevalenza della coppia Marino-Alemanno sul gruppone degli altri 17 concorrenti alla poltrona di sindaco. Sarebbe poco dopo arrivata la prima proiezione dell’istituto Piepoli, per conto della Rai, assieme a quelle di Sky-Tecnè, a sancire un ordine di classifica che attraverso successive piccole variazioni sarebbe rimasto sostanzialmente uguale fino alla fine. Nello stesso tempo veniva dal Viminale la conferma che gli elettori di Roma avevano coralmente deciso di battere il discutibile record dell’assenteismo in elezioni celebrate sotto il Cupolone, tenendosi lontani dai seggi in quasi la metà degli aventi diritto. Infatti, solo il 52,8 per cento dei romani si è recato alle urne tra domenica e lunedì, a fronte del 73,66 di cinque anni fa. Uno scarto negativo, quindi, di poco meno del 21 per cento, che andava a peggiorare il già pesante meno 19,5 con cui si era chiusa l’affluenza nella giornata di domenica.
GLI OUTSIDER
Dietro la coppia di testa, questa prima tornata elettorale per il Campidoglio vede staccatissimi, ma non troppo distanti tra loro, Marcello De Vito, del Movimento 5 Stelle, e Alfio Marchini, in rappresentanza di se stesso. Ma mentre per quest’ultimo il quasi 10% (9,4 per la precisione) conquistato è motivo di dichiarazioni soddisfatte, che non lasciano intravedere a breve la fine di «una straordinaria esperienza politica», per l’esponente di M5S il suo 12,4 ha l’innegabile sapore di un flop. Soprattutto alla luce di quel sorprendente 27,3 per cento che appena tre mesi fa, alle politiche, aveva fatto del movimento grillino il secondo partito di Roma. E mentre ieri erano ancora nelle orecchie di tutti le previsioni della vigilia dell’avvocato De Vito che si diceva certo di andare al ballottaggio con uno degli altri sfidanti.
A notte fatta quando, con l’abituale calma, il Viminale stava ancora concludendo la diffusione dei dati di Roma, i principali concorrenti stavano in quest’ordine: Marino 42,6 per cento; Alemanno 30,3; De Vito 12,5; Marchini 9,5. Seguivano, il candidato di partiti e gruppi minori della sinistra, Sandro Medici, con il 2,2 e Alfonso Luigi Marra che, appoggiato da nove micro-liste, non è andato oltre l’1,2%. Accanto ai risultati degli aspiranti sindaco quelli dei partiti collegati: al primo posto il Pd con il 26,2%, seguono, in appoggio a Marino, la lista omonima con il 7,4 per cento, poi Sel con il 6,2 e Centro democratico, Verdi e Socialisti tutti intorno all’1%. A sostegno di Alemanno, il Pdl con il 19,2%, seguito da Fratelli d’Italia con quasi il 6%, la Lista Alemanno con il 4,9 e la Destra di Storace con l’1,3.

«Ora possiamo farcela» E apre a M5S e Marchini

ROMA Ignazio Marino, il candidato nerd che una parte del Pd non amava, ieri si è preso la rivincita. Quando arriva al comitato sulla Colombo e gli schermi rilanciano una percentuale ben sopra il 40 per cento e soprattutto oltre gli spettri che perseguitavano il Partito democratico, riceve un abbraccio simbolico, quello di Enrico Gasbarra, parlamentare e segretario regionale, che gli dice: «Te l’avevo detto, una grande squadra vince con un grande capitano». Ecco, dopo lo choc delle politiche e della condanna al governissimo, il risultato di Marino ha un effetto galvanizzante nel Pd. Inatteso con questi numeri. Ed è lo stesso Gasbarra, che conosce bene il Pd, a ripetere «questa è una bella risposta agli zizzanisti, coloro che hanno tentato di seminare zizzania nel partito». Dice Marino: «Ringrazio chi ci ha votato, ora ce la possiamo fare. Da domani continuerò a parlare con i cittadini, nelle periferie». Come dire: dialogo diretto, oltre i partiti. Nel pomeriggio, quando il risultato era stato costruito dalle proiezioni, alla sede del comitato era arrivato anche un altro dei pochi vincenti del Pd, Nicola Zingaretti: «È una grande affermazione di Marino e soprattutto una grande bocciatura del sindaco Alemanno: il 70% dei romani ha espresso un giudizio negativo su questa amministrazione». Epifani, segretario nazionale del Pd, telefona a Marino: «Risultato straordinario». Poi dichiara: «Alemanno si attesta a un dato che è il più basso di quelli dei sindaci romani uscenti in passato: si vuole cambiare rotta. Questo rafforza la volontà del Pd di dare agli italiani un governo di servizio». Infine, verso le 21, Epifani va al comitato. Prima è arrivato Vendola, con una lettura opposta: «Il centrosinistra rinasce. Il Governo delle larghe intese produce larghe astensioni». In arrivo, lo dicevano in molti ieri al comitato, il sostegno di Stefano Rodotà, con cui Marino ha un ottimo rapporto: potrebbe convincere l’elettorato a 5 stelle.
Risentiamolo Marino, emozionato ma sorridente, che poco dopo le 19,15 parla dalla tribuna stampa del comitato e lancia messaggi, per il secondo turno, agli elettori di 5 stelle e Marchini: «Ringrazio tutti, ma non è finita. Ora voglio che questa città rinasca. La palude nella quale ci troviamo va superata tutti insieme. C'è desiderio di cambiare. È ciò che ho sentito in queste settimane tra i giovani, tra chi non ha casa e chi non ha lavoro». Il passaggio sui grillini (i grandi delusi): «5 stelle ha insistito su temi come la democrazia partecipata, riduzione dei costi della politica, trasparenza: li porteremo avanti». E poi: «Va rispettato il risultato di un candidato come Marchini molto radicato in questa città». Abbracci, saluti, applausi dei sostenitori che gli urlano «daje, daje», lo slogan scelto dal chirurgo nato a Genova per sottolineare il suo attaccamento a Roma. Applaudono tanti del Pd. Ma solo nell’ultima settimana si è ridimensionato lo scollamento con il partito. «Meglio», dice, malizioso, qualcuno nel Pd. Marino alle 10, dopo un brindisi e un pasto veloce a base di tramezzini con lo staff, lascia il comitato: «Domani è un altro giorno», dice.

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