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Pescara, 09/05/2026
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10/03/2007
Il Centro
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Il governo: «Tagliare le tasse oltre i 40 mila euro». Per Pinza, viceministro dell'Economia, è possibile l'abolizione dell'Ici sulla prima casa |
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Le risorse di 8-9 miliardi di euro derivanti da extra-entrate fiscali sarebbero impiegate per alleggerire la pressione gravante sui ceti medi ROMA. Il governo si prepara ad abbassare le tasse. E in particolare sui redditi oltre i 40 mila euro (visto che le prime misure fiscali applicate finora hanno premiato solo i redditi sotto i 40 mila) e sul fronte delle tasse sulla casa a partire ovviamente dall'Ici. Le misure sono allo studio dei tecnici del ministero dell'Economia. Finora sono trapelate solo le intenzioni politiche. Mentre per i particolari tecnici bisognerà attendere. Ieri comunque si sono registrate due nuove prese di posizione politiche che vanno nella direzione dell'auspicata riduzione della pressione fiscale. Ce lo possiamo permettere, dice il viceministro all'Economia, Roberto Pinza, che ribadisce l'intenzione del governo di utilizzare le extra-entrate fiscali valutate tra gli 8 e i 9 miliardi di euro per la riduzione delle tasse e le pensioni. In particolare Pinza sostiene che si può ricominciare a pensare a un obiettivo che sembrava svanito, ovvero quello dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Inoltre il governo avrebbe intenzione di lavorare sull'aumento delle pensioni minime. Secondo Pinza, infatti, i maggiori introiti che si sono registrati in questo periodo non sono da considerare un fatto eccezionale, bensì al contrario un «fatto strutturale», dovuto sia al miglioramento della propensione a pagare le tasse da parte dei cittadini italiani, sia al buon andamento del Pil, che secondo le previsioni non solo sarà confermato per i prossimi mesi, ma avrà una tendenza ancora più positiva. Più gente che paga le tasse dunque e più ricchezza prodotta sono i due elementi che potrebbero predisporre le condizioni per una riduzione effettiva della pressione fiscale generale. Sempre nella direzione della riduzione possibile e forse imminente delle tasse va la dichiarazione di ieri del vicepremier, Francesco Rutelli, secondo il quale bisogna stare molto attenti alle facili promesse che poi non si possono realizzare, ma non si deve neppure peccare di troppa prudenza. Le tasse - dice Rutelli - «senza fare facili promesse, il governo si impegna a non farle aumentare e, se cresce il gettito, possiamo tenerle basse». Il leader della Margherita, vicepresidente del consiglio insieme a D'Alema, ha rilasciato la sua dichiarazione nel corso di una intervista radiofonica a Radio Anch'io. La situazione attuale, però, non è poi così rosea come sembrano far intendere le dichiarazioni dei leader politici. Con le addizionali comunali e regionali sono stati infatti vanificati buona parte di quei vantaggi che erano stati inseriti nella finanziaria per il 2007. A sostenerlo è il numero due della Cisl, Pier Paolo Baretta, secondo il quale vengono per ora penalizzati soprattutto i redditi medio bassi. Baretta, che ieri è intervenuto a un dibattito a Bologna su welfare e pensioni, ha spiegato che esiste in questo momento un problema specifico di distribuzione del reddito. «Il 95 per cento degli italiani - dice il sindacalista della Cisl - dichiara redditi sotto i 40 mila euro». In questo contesto problemi come quello del poter d'acquisto o della precarietà del lavoro sono vere e proprie emergenze sociali che vanno affrontate subito. Intanto anche gli imprenditori spingono sul pedale della riduzione delle tasse. Parlando a Napoli, il vicepresidente di Confindustria, Ettore Artioli, ha detto che l'intervento sul cuneo fiscale è stato già un buon primo passo avanti. Ma ora il governo deve avere il coraggio di fare di più. E' quindi «logica e lecita» l'aspettativa di una ulteriore riduzione del carico fiscale. In ogni caso il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ha detto che al momento non ci sono ancora novità sulla riduzione fiscale.
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