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Data: 07/06/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma pensioni: 80 miliardi di risparmi al 2021

ROMA È una riforma che vale 80 miliardi di risparmi tra il 2012 e il 2021. Questo è il conto fatto dall’Inps sull’impatto della riforma previdenziale che porta il nome di Elsa Fornero e che è stata presentata ieri a Roma al congresso nazionale degli attuari. La stima fa un raffronto con la precedente riforma Sacconi e prevede che i risparmi proseguano anche dopo il 2021 fino ad azzerarsi nel 2045. E precisa che nel calcolo si è tenuto conto anche dei costi di salvaguardia e cioè dell'uscita dal lavoro con le vecchie regole dei 130.000 lavoratori esodati complessivamente salvaguardati rispetto alla riforma. Rimane invece alto, nonostante il blocco dei salari anche per il 2014, il costo del personale della Pubblica amministrazione. Gli ultimi dati resi noti ieri dalla Ragioneria dello Stato, segnalano per il 2014 74,844 miliardi che scenderanno a 74,281 nel 2015: solo 563 milioni in meno.
Nel grafico contenuto nel Rapporto con proiezioni fino al 2050 sulla spesa pensionistica si evidenzia come la riforma Fornero sia quella che da maggiori risparmi a breve con il picco negativo per la spesa nel 2019. Poi la spesa risale restando al di sotto di quella prevista con le riforme precedenti fino al 2045 quando incrocia e supera le curve delle altre riforme, per spesa in termini di percentuale sul Pil (poco sotto il 10,5%). «Con la riforma Fornero - spiegano gli attuari Inps - si lavorerà più a lungo, si percepiranno assegni più alti ma per meno tempo». La ragione per cui dopo il 2045 la spesa supererà quella prevista dalle riforme precedenti è che andranno in pagamento pensioni con importi più alti legati a più anni di versamenti (e calcolate interamente con il metodo contributivo). I sindacati commentano i dati sottolineando come la riforma Fornero sia stata una «gigantesca operazione di cassa» e una «patrimoniale per i più deboli». «I risparmi che saranno prodotti nei prossimi anni - dice il numero dello Spi-Cgil, Carla Cantone - sono possibili perché si è scelto di andare a mettere le mani nelle tasche dei lavoratori e dei pensionati modificando in corsa le regole del gioco, bloccando la rivalutazione annuale e producendo l'immane disastro degli esodati. I pensionati sono gli unici in questo Paese ad aver pagato una patrimoniale». Il segretario confederale Uil Domenico Proietti chiede di «rimettere una parte di queste risorse dentro il sistema risolvendo il problema di tutti gli esodati e recuperando una flessibilità di accesso alla pensione».
I BENEFICI

In verità lo studio elaborato dall’Inps precisa anche che, con l’ultima riforma, «sono state innalzate per le età inferiori a 70 anni, le soglie minime di importo per il diritto alla pensione di vecchiaia (1,5 volte l’assegno sociale) e per la pensione anticipata (2,8 volte l’assegno sociale). Quindi, chi ha pochi contributi viene sostenuto dall’innalzamento dell’età pensionabile. E conclude che se «la sostenibilità è sicuramente migliorata dopo le riforme, ora occorre sostenere l’occupazione , soprattutto quella giovanile, per garantire la contribuzione ad un sistema a ripartizione».

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