Stipendi robusti e privilegi, la politica è ancora un affare?
PESCARA Il tentativo di una parte del Consiglio regionale di tornare indietro rispetto al taglio dei seggi, ha rimesso in moto il discorso, mai tramontato, sui costi dei parlamentari, consiglieri regionali, amministratori di enti locali, dirigenti e funzionari. Nei meravigliosi anni Sessanta e Settanta il deputato tornava nel suo collegio il fine settimana ed elargiva debito pubblico ai propri elettori: posti di lavoro, appalti, ospedali sotto casa, primariati, poltrone, asfalto (il vecchio Remo Gaspari, ricordando la povertà profonda di queste terre diceva: «Non è clientelismo, è carità cristiana»). L'opinione pubblica in genere approvava e non guardava alle buste paga. Poi le cose sono cambiate. Oggi non c'è più spesa pubblica da drenare dal centro alla periferia, anzi ce n'è solo da tagliare. E l'attenzione ai costi della politica (e agli stipendi) è diventata insistente, a volte demagogica, ma legittima. In questi giorni per esempio è arrivata la seconda busta paga dei parlamentari eletti a febbraio. Un’occasione per rifare i conti e vedere quanto mette in tasca per esempio la senatrice Paola Pelino, o il senatore Antonio Razzi, o il deputato e sottosegretario Giovanni Legnini. A chiedere senza malizia si scopre che lo stipendio, (o meglio l'indennità parlamentare), è poco più di 5mila euro netti (10mila 385 euro lordi), inferiori almeno di 2mila euro al trattamento di qualche anno fa. Ma a pesare veramente sulla retribuzione sono altre voci: per esempio la diaria che tanto fa discutere i 5 Stelle, che ammonta a 3.500 euro al mese netti (da decurtare in caso di assenza dalle sedute in cui si vota). A questa va aggiunto un rimborso forfettario di 1.650 euro mensili per le spese generali, e circa 4.180 euro per "l'esercizio del mandato", cioè per l'attività politica sul territorio. In totale il netto è di circa 14mila euro al mese (20mila circa lordi). Tra i parlamentari abruzzesi non c'è grande differenza nel trattamento economico: poche centinaia di euro tra chi è semplice parlamentare e chi ha un incarico in commissione. Poche centinaia di euro la differenza anche tra senatori e deputati (i senatori hanno una paga leggermente più alta). Paradossalmente chi è fermo sulla paga base è il parlamentare con più responsabilità, il sottosegretario Legnini, che segue la linea della sobrietà voluta dal presidente Enrico Letta, che non prevede assegni aggiuntivi per la funzione di governo. Non incassano queste cifre i parlamentari del Movimento 5 Stelle, per esempio il nostro cittadino deputato Gianluca Vacca o la cittadina eletta al Senato Enza Blundo che hanno dichiarato, come tutti i loro colleghi, di prendere la metà dell'indennità, quindi 2.500 euro al mese, e una diaria commisurata alle spese rendicontate. Sulla pensione i senatori e i deputati dovranno un po' tirare la cinghia, perché dal 1° gennaio 2012 non si calcola più sulla quota dell'indennità, ma si calcola col metodo contributivo. La pensione si matura a 65 anni però dopo soli 5 anni di mandato. LA REGIONE. Se i parlamentari incassano le prime buste paga, i Consiglieri regionali incassano le ultime. Dall'inizio della legislatura le cose sono cambiate sensibilmente. L'indennità ha subito una decurtazione del 10% e oggi si attesta sui 6.800 euro lordi al mese. Ma con le varie indennità di funzione, con i gettoni forfettari (2.600 euro), i rimborsi chilometrici (1.400 euro) arrivano facilmente ai 12mila euro lordi che al netto diventano poco più di 7mila per un consigliere senza indennità di funzione come Paolo Palomba, o di 8mila euro per un capogruppo come Antonio Menna. Il cambiamento decisivo rispetto alla precedente legislatura riguarda la pensione che viene abolita dalla prossima legislatura. Il consigliere non incassa una quota dell'indennità, ma potrà versarsi una quota dello stipendio e contribuire al proprio tesoretto previdenziale secondo il metodo retributivo. Manca il passo successivo: il taglio dei doppi vitalizi consigliere-parlamentare .Oggi ci sono alcuni ex eletti che ne godono legittimamente, altri potrebbero avvantaggiarsene se la legge non verrà cassata come ha chiesto il consigliere regionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo. Ma finora la proposta di legge non è mai stata discussa.