Martedì va in discussione il testo della commissione sulla incompatibilità assessore/consigliere D’Alessandro (Pd): contrari alla furbata. L’Idv: è una violazione dello statuto regionale
PESCARA No, non sarà una passeggiata aumentare i seggi del Consiglio regionale da 31 a 37. «Siamo contrari alla furbata», dice il capogruppo del Pd in Regione Camillo D’Alessandro commentando la leggina che rendendo incompatibile la carica di assessore con quello di consigliere di fatto riamenta di sei seggi la composizione dell’assemblea (costo 640mila euro) a partire dalla prossima legislatura, e dopo il molto propagandato taglio di qualche mese fa da 40 a 31, imposto da un decreto del governo. Nei giorni scorsi il Pd era rimasto a metà del guado non chiarendo la propria posizione, ora D’Alessandro è netto: «Eleggi uno e paghi due, è questa la furbata che vuole il Pdl, perché di questo si tratta, e non c'entra con la governabilità ». La verità è un’altra, dice il capogruppo: «Chiodi vede sul territorio un fuggi fuggi generale, gente non più disponibile a candidarsi con la riduzione del numero dei consiglieri, e quindi lui e Venturoni si sono inventati questa “ingegneria” elettorale per tentare di fare liste un minimo competitive. Se Venturoni aveva a cuore il tema della governabilità bastava avere il coraggio di mettere uno sbarramento fisiologico, quello da noi proposto del 4 % per i partiti in coalizione e del 6% fuori. Anche in quel caso la paura ha fatto novanta e Chiodi ha preteso il 2% per cercare di tenere tutti dentro (non vengo eletto con il grande partito ? Mi faccio la “listarella” condannando il futuro consiglio regionale al ricatto di potenziali decine di monogruppi. Coerentemente a questa impostazione» conclude il capogruppo del Pd «saremo fermamente contrari». D’Alessandro annuncia voto contrario se il testo resterà quello e sarà probabilmente in buona compagnia. Con Maurizio Acerbo, per esempio, che per primo ha denunciato il voto in commissione sulla incompatibilità. Anche l’Idv prende posizione contraria: «È una marchetta elettorale», dicono il coordinatore regionale Alfonso Mascitelli e il consigliere Lucrezio Paolini. «Servirà in campagna elettorale a promettere posti aggiuntivi, ma così com'è è inapplicabile. Al di là dei costi futuri, la cui reale copertura finanziaria a invarianza di costi è tutta da dimostrare, c'è un costo presente: stiamo pagando legislatori regionali che fanno finta di fare leggi applicabili». Martedì in Consiglio regionale Paolini presenterà una richiesta di parere al Collegio Regionale per le Garanzie Statutarie, chiedendo di non approvare la Legge. «La proposta di Legge è in palese violazione con l'articolo 46 dello Statuto regionale che prescrive che il numero degli assessori esterni non può essere superiore al 20% dei componenti la Giunta. Bisogna prima cambiare lo Statuto», spiegano Mascitelli e Paolini, «ma per farlo occorrono due delibere consiliari intervallate di due mesi e attendere poi tre mesi per un eventuale referendum che può essere promosso dai cittadini. La scorciatoia, invece, che hanno scelto, è inutile perché il giorno dopo le elezioni, l'atto di nomina degli assessori, che dimettendosi da consiglieri diventeranno tutti esterni, potrà essere invalidato da chiunque, creando una vera paralisi dell'attività di governo e un ulteriore danno alla nostra Regione». L’Idv non esclude in caso di approvazione anche una richiesta al Governo di impugnativa davanti alla Corte Costituzionale per violazione dell'articolo 123 della Costituzione. Intanto domani i presidenti, gli assessori i consiglieri provinciali si riuniranno a Pescara (ore 11,30 sede della Provincia) per presentare polemicamente la proposta di legge approvata dal Cal, il consiglio delle autonomie locali, con la quale, su iniziativa dell'Unione delle Province d'Abruzzo, si chiede al Consiglio di eliminare l'ineleggibilità dei presidenti delle Province e degli assessori per partecipare al voto delle regionali. In sostanza, visto che le Province stanno per chiudere i battenti (il governo Letta dovrebbe tornare a legiferare in tal senso con più energia di quanto abbia fatto Monti), gli eletti di questi enti chiedono che venga cancellata la norma che obbliga presidenti e assessori che vogliano candidarsi a dimettersi tre mesi prima del voto. La legge regionale, approvata nel 2004 contro la candidatura dell’allora sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, sarà probabilmente modificata martedì in Consiglio, ma non abolita. L’idea è di portare l’obbligo di dimissioni a 60 giorni prima della conclusione della legislatura. Nel caso dell’Abruzzo questa scadenza cade il 15 dicembre, quindi le dimissioni andrebbero presentate entro il 15 ottobre. Il Pd avanzerà una mediazione proponendo le dimissioni entro 7 giorni dalla data di indizione delle elezioni. In questo caso ci sarebbe un passaggio automatico tra la chiusura delle Province e l’avvio della campagna elettorale per le regionali. E la platea dei candidati si affollerebbe in maniera imprevedibile.