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Data: 10/06/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Iva e Imu, conto alla rovescia per le coperture

ROMA Ancora un week end di lavoro. Si cercano le coperture e si valutano le ipotesi, in via XX Settembre al ministero dell’Economia ma anche negli altri dicasteri interessati, per scongiurare l’aumento dell’Iva e garantire, almeno alle fasce di reddito più basse, un’esenzione dell’Imu sulla prima casa che praticamente nessuno ormai giudica possibile per il 100% dei contribuenti. Una cosa è certa, la ripetono nelle stanze dei tecnici del Mef e in quelle vicine ai ministri come pure a Palazzo Chigi: si farà il possibile per centrare entrambi gli obiettivi ma il deficit-Pil per quest’anno non potrà in ogni caso superare il 2,9% stabilito e quindi la copertura va trovata sul 2013. Nessun «tesoretto» legato all’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo, a valere sul 2014, potrà dunque salvarci da Iva e Imu.
All’interno di questo vincolo, le ipotesi di manovra possibili non sono così ampie. Per l’Iva si sente parlare di autofinanziamento e di uno slittamento di sei o anche di soli tre mesi. Quindi dal 1° luglio al 1° ottobre o al 1° gennaio. Ma l’ipotesi dell’autofinanziamento, nella previsione che il rinvio dell’Imu lasci liberi gli italiani di spendere qualche soldo con ricadute sul gettito Iva valutate intorno a 1 miliardo, è difficilmente percorribile. Occorrerebbe cioè che accanto alla previsione di una maggiore entrata incerta venisse affiancata una copertura certa qualora la prima, alla fine dei tre o sei mesi previsti, non si verificasse.
E quale potrebbe essere? Alcuni sarebbero favorevoli ad una rimodulazione delle aliquote: spostare alcuni beni, dall’aliquota agevolata del 4 o 10 per cento, verso il range più alto. Ed evitare in questo modo l’aumento dell’aliquota base al 22% se non per tutti, almeno per alcuni prodotti e servizi di più largo consumo. Ma anche questa ipotesi lascia in dubbio i tecnici della Ragioneria. È vero che, alzando l’aliquota sulle bibite acquistate nelle macchinette, si sono recuperati circa 200 milioni per finanziare ecobonus e ristrutturazioni edilizie; ma è anche vero che reperire 2 miliardi in questo modo è molto più difficile e si vanno a toccare consumi di base come pane, pasta, farina, carne. E ciò è altamente impopolare.
LA CASA

Da un’ipotesi di esenzione totale dell’Imu sulla prima casa si sta ora puntando su formule più flessibili. Come quella, per esempio, di aumentare da 200 a 400 euro la detrazione prevista, consentendo in questo modo all’85% dei contribuenti di evitare di pagarla. Con questo meccanismo si otterrebbe, in modo indiretto, di concentrare il pagamento solo sulla quota teoricamente più ricca dei contribuenti.
Su tutte queste ipotesi si cerca di trovare il punto di equilibrio non solo finanziario ma anche politico. Ed è soprattutto su quest’ultimo versante che il lavoro è ancora in corso, anche dopo il vertice di Palazzo Chigi tra il ministro Saccomanni, il premier Letta e il capo della Ragioneria Daniele Franco. Per questa ragione si sta cercando di valutare un’aggiunta di spending review, quindi la ricerca di nuovi risparmi in particolare sulle 720 agevolazioni fiscali che assorbono circa 160 miliardi di gettito. Ma il pacchetto da finanziare è ampio, circa 7 miliardi, e include anche gli sgravi fiscali per l’assunzione di giovani su cui la condivisione è più ampia. Difficile se ne possa occupare il prossimo consiglio dei ministri che dovrebbe invece prendere in esame il dossier semplificazioni.

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