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Data: 10/06/2013
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Ranalli o La Civita con l’incubo ricorsi Il voto a Sulmona funestato dalla morte del candidato sindaco Di Benedetto

SULMONA Elezioni anomale, anzi maledette. Le elezioni più travagliate degli ultimi anni, da quando è legge l’elezione diretta del sindaco, si sono vissute in Abruzzo, a Sulmona, nell’entroterra peligno, all’ombra dello sguardo pensoso del poeta Ovidio. Ad imprimere il sigillo di anomalia a questo appuntamento con le urne è stata la tragedia dell’improvvisa morte del candidato sindaco Fulvio Di Benedetto, un professionista assai stimato in città, per la prima volta prestato alla politica e stroncato il 15 maggio scorso da un infarto. La morte piomba sul destino dell’ingegnere candidato del raggruppamento civico "Sulmona Unita" durante un incontro elettorale, davanti agli occhi atterriti degli altri sei candidati a sindaco.

L’ultimo atto di queste elezioni amministrative sarà stasera il responso delle urne, il verdetto degli elettori, in numero sempre più ridotto, che sceglieranno il nuovo sindaco di Sulmona tra Luigi La Civita, candidato del Pdl e Peppino Ranalli, candidato del centrosinistra. Sono i candidati superstiti di una corsa elettorale alla quale hanno preso parte anche Enea Di Ianni, già vice sindaco della giunta comunale uscente e candidato di Fratelli d’Italia, Alessandro Lucci, candidato della lista civica Sulmona Bene in Comune, rivelazione di queste elezioni, Palmiero Susi, ex presidente della Provincia dell’Aquila, a capo di due liste civiche e Gianluca De Paolis, per il movimento Cinque Stelle. L’elezione con il candidato sindaco deceduto diventa il vero perno del dibattito. Le liste del candidato Di Benedetto chiedono con forza un rinvio delle elezioni, almeno di un mese. Non può essere accettata un’elezione con il nome di un candidato sindaco deceduto impresso sulle schede. Interrogazioni al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, chiedono decisioni che colmino il vuoto della legge elettorale che considera il caso di decesso di un candidato solo per i Comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti.

Sulmona diventa caso nazionale ma per il ministro Alfano le elezioni dovranno tenersi egualmente. Sulmona Unita propugna allora l’astensione per il ballottaggio dopo che Di Benedetto, al primo turno, è secondo con 3.255 voti. Ma i primi sussulti elettorali nel capoluogo peligno risalgono al gennaio scorso. Il centrosinistra, non senza incertezze, sceglie la strada delle primarie. Ad aggiudicarsele, vincendo su tre candidati del Pd ed uno di Sel, è Peppino Ranalli, ex Pd passato all’Idv. Le elezioni politiche di febbraio di fatto cancelleranno l’Idv dalla politica nazionale. Ranalli resta senza casacca di partito. Ma il risultato delle primarie, con una clamorosa affermazione di Ranalli, che gode di sostegni e simpatie anche dentro il Pd, sembra compromesso già dopo le elezioni politiche. Nel Pd c’è chi vorrebbe rimettere in discussione quel risultato. Viene invocata la necessità di un allargamento della coalizione di centrosinistra, limitata ai soli Pd e Sel. Ranalli diventa bersaglio di tiri mancini. Solo i vertici regionali del centrosinistra imporranno rispetto per il verdetto delle primarie, prima che le contese esplose provochino divisioni irreparabili.

Tutto questo mentre divisioni irrimediabili affiorano nel centrodestra. Il sindaco uscente, Fabio Federico (Pdl), commissariato solo il mese precedente alla scadenza naturale della consiliatura, si tira indietro. Non ripropone la sua candidatura. La sua successione però si presenta subito traumatica. Una parte del centrodestra, capeggiata dalla senatrice Paola Pelino, chiede discontinuità. La coalizione si spacca tra Pdl e Fratelli d’Italia, tra La Civita e Di Ianni. E il Pdl ha la meglio. E da oggi comincia un nuovo capitolo.

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