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Pescara, 20/03/2026
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Data: 11/06/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Marino sindaco, ballottaggi al Pd. Il candidato del centrosinistra travolge Alemanno, 63,9% a 36,1%. E in tutti gli altri capoluoghi finisce 16 a 0 per i democrat

ROMA Nelle città capoluogo chiamate al voto nella tornata tra il 26 maggio e il 10 giugno è finita 16 a 0 per il Pd, che dopo i cinque vinti al primo turno ha conquistato gli altri 11 sindaci dei Comuni andati al ballottaggio. Tra questi brilla la vittoria di Ignazio Marino che ha riportato il Campidoglio sotto il controllo del centrosinistra dopo i cinque anni di Gianni Alemanno. La vittoria del chirurgo democrat è stata ottenuta con uno squillante 63,9 per cento contro il 36,1 del sindaco uscente. Nessuna speranza è rimasta accesa per Alemanno fin dal primo instant poll che, a pochissimi minuti dalla chiusura dei seggi, collocava oltre i venti punti percentuali il distacco tra i due sfidanti, consolidatosi poi a quasi 28 alla fine dello scrutinio. Ma un altro dato spiega ancora meglio la dimensione della sconfitta dell’ex primo cittadino: Alemanno ha ottenuto ieri 374.883 voti, circa diecimila in più del primo turno, mentre Marino, arrivato a 664 mila voti, va di 152 mila oltre il proprio risultato del 27 maggio. Significativo poi, ma prevalentemente dovuto al pesante calo dell’affluenza, lo scarto tra i voti avuti dal sindaco uscente cinque anni fa (781.000) e quelli dell’attuale tornata, cioè meno della metà. Mentre i voti di Marino sono quasi gli stessi di quelli ottenuti dal perdente Rutelli (676.000) nel ballottaggio del 2008 con Alemanno.
SEGGI DISERTATI
Una tornata, quindi, fortemente condizionata dall’astensione, che a fronte di un dato nazionale dell’affluenza ai seggi del 48,57 per cento, a Roma ha toccato il picco più basso col 45,05%, superiore solo a quello di Ancona, dove l’affluenza si è fermata al 41,8. In tutti gli altri capoluoghi di Provincia andati al voto l’affluenza ha superato di poco il 50%, con i due massimi registrati a Brescia col 59,2 e a Treviso col 58,6. Ed è proprio nei risultati di queste due città che, dopo quello di Roma, la vittoria del centrosinistra acquista i suoi colori più brillanti. A Treviso si concludono, con la secca sconfitta del sindaco-sceriffo Gentilini, 18 anni di strapotere della Lega. Brescia torna al centrosinistra dopo la parentesi del sindaco uscente sconfitto, Adriano Paroli. Altra vittoria eclatante ad Imperia, nel feudo dell’ex ministro pdl Claudio Scajola. Le altre due città strappate al centrodestra in queste elezioni sono Viterbo e Iglesias. Ad esse si aggiunge la conferma del centrosinistra ad Ancona, Avellino, Barletta, Lodi e quella, sia pur di misura (52 a 48), in una Siena non ancora uscita dalla torbida vicenda del Monte dei Paschi. Al quadro positivo per il centrosinistra di questo voto, appartiene anche la conquista al primo turno di Vicenza, Sondrio, Pisa, Massa e Isernia. Negli altri 54 Comuni al di sopra dei 15 mila abitanti il computo finale risulta essere il seguente: 34 al centrosinistra; 18 al centrodestra; 2 a M5S. Il primo turno delle amministrative aveva infatti visto, a sorpresa, l’esclusione dei 5 Stelle dai ballottaggi di tutti i Comuni andati al secondo turno, eccetto che in tre: Pomezia, Assemini, in Sardegna e Martellago in Veneto. I seguaci di Grillo si sono parzialmente rifatti vincendo di larghissima misura sia a Pomezia che ad Assemini.

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