SULMONA E' Peppino Ranalli il nuovo sindaco di Sulmona. Come da pronostico, il candidato del centrosinistra ha avuto la meglio sull'avversario del centrodestra Luigi La Civita. Con un vantaggio pari al 65% Ranalli ha conquistato la fascia tricolore lasciando La Civita bloccato a poco più del 30%. Seimila 439 preferenze per il vincitore a fronte dei 3313 dello sconfitto. Per la prima volta nella storia del capoluogo peligno, comunque, un sindaco è stato eletto senza il voto di più della metà degli aventi diritto. Su 22.664 elettori, infatti, solo 10149 persone si è recata ai seggi facendo registrare un'astensione pari al 55.22%. Circa il 23% in meno rispetto al primo turno e il 19%, in meno, rispetto al turno di ballotaggio del 2008 quando a votare andarono il 63.44% pari a 14.881 degli elettori. Segnale, evidente, che buona parte della Città non ha voluto prendere posizione e non ha voluto, così, scegliere. Resta il fatto che Ranalli, da ieri, è il nuovo primo cittadino del capoluogo peligno «e non voglio sentir parlare di un sindaco già delegittimato - dice il nuovo inquilino di palazzo san Francesco - . Questa Città si lamenta poi, però, quando deve fare delle scelte si astiene. E' finito il tempo di piangersi addosso». La festa presso il comitato di Ranalli allestito a palazzo Sanità, lungo Corso Ovidio, è iniziata già a metà scrutinio. Vistosi sorrisi, pacche sulle spalle e strette di mano. «Comunque è una vittoria», dicono alcuni sostenitori dell'ormai sindaco mentre dallo stereo suonano le note dei Queen "We are the champion" a cui, poco dopo, seguono quelle della canzone di Antonello Venditti "Peppino, Peppino". Il telefonino del nuovo primo cittadino è incandescente, gli scivola di mano dall'emozione. «Grazie. Grazie a tutti. Se sono riuscito a diventare sindaco è grazie al sostegno di mia moglie Claudia e dei miei tre figli Mario, Chiara e Ilaria». Sorride e abbraccia quanti gli vengono incontro. Tra gli altri anche Giuseppe Di Pangrazio consigliere regionale del Pd. «Peppino sarà un sindaco indipendente. Nessuna dipendenza da nessuno. Chi lo ha detto in campagna elettorale sapeva di non dire la verità e la Città lo ha capito» dice visibilmente soddisfatto Di Pangrazio. «Non ho ancora sotto mano i dati definitivi e credo che Sulmona sia in media con il dato nazionale ma comunque le 6439 persone che hanno scelto me e le altre (3313 ndc) che hanno votato La Civita, non sono certo un dato da sottovalutare. Comunque oltre 9 mila persone sono andate a votare è questo è un fatto». E' frastornato Ranalli. Da corso Ovidio la festa si sposta nel chiostro di palazzo san Francesco. Il sindaco è anticipato dal suono delle trombe da stadio. Dagli applausi dei suoi sostenitori. Poi, qualcuno, quando lo vede entrare in Comune e grida: «Evviva il sindaco» e si stappa una bottiglia di spumante sotto l'egida del tricolore sventolato da Antonio Iannamorelli. «Adesso mi concederò qualche giorno di vacanza e poi subito a lavoro - dice Ranalli -. Come prima cosa convocherò i dipendenti comunali per condividere con loro un nuovo percorso di crescita amministrativa e formare con loro la prima squadra. Poi formerò la giunta». Intanto, incontra il commissario straordinario Giuseppe Guetta: «L'ufficio l'aspetta» gli dice. Poi torna sulla giunta. «Sono certo che la mia squadra di governo saprà fare bene nell'interesse della Città. Ho già in mente alcuni nomi della rosa che deve essere composta da 5 nomi ma adesso è presto per formulare qualsiasi soluzione. Oggi è tempo di festeggiare». Poi Ranalli, circondato dai giornalisti, è avvicinato dal suo ex avversario. Si abbracciano. Gli occhi lucidi. I due amici, rivali per qualche mese, si "ritrovano" mentre i sulmonesi sembrano non accorgersi della elezione del nuovo sindaco. Nel cortile di palazzo di Città, infatti, ci sono solo i sostenitori del neo sindaco e più di qualche addetto ai lavori. «Cominceremo a lavorare da subito così che la Città torni a recitare quel ruolo di capofila che le appartiene». Nessun timore del ricorso alla Consulta così come annunciato dalla coalizione Sulmona Unita che ha comunque sostenuto Fulvio Di Benedetto stroncato da un infarto e che solleverà la illegittimità di queste amministrative? «Credo che se il ricorso lo si voleva fare lo si sarebbe potuto presentare già da qualche tempo a questa parte. Il mio pensiero va alla famiglia di Fulvio per cui nutro grande rispetto».