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Data: 11/06/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Dalla Sicilia brutte notizie per Grillo. Il Movimento 5 Stelle arretra rispetto alle regionali e alle politiche. A Pomezia e Assemini due sindaci pentastellati

ROMA Tre ballottaggi, due sindaci. Dallo Tsunami tour di Beppe Grillo sono riemersi due sindaci pentastellati: Mario Puddu, che con un trionfante 68,3 per cento, è il primo cittadino di Assemini, provincia di Cagliari, e Fabio Fucci eletto con il 63,7 per cento, a Pomezia centro industriale alle porte di Roma. Puddu e Fucci sono i primi sindaci grillini nel Lazio e in Sardegna. Niente da fare in Veneto. A Martellago, nel Veneziano, Antonio Santoliquido si è fermato a 31,9 per cento, cedendo il passo alla candidata del centrosinistra Monica Barbiero. Beppe Grillo, che dopo il flop del primo turno, aveva detto «sono felice» rispondendo al malcontento crescente nel movimento per il deludente risultato elettorale, ieri ha usato toni più prudenti nel celebrare i due nuovi sindaci. «Il cammino del Movimento 5 Stelle è lento, ma inesorabile – ha scritto sul suo blog – Mario, Fabio e i ragazzi del Movimento apriranno le porte dei comuni ai cittadini. A loro va l’abbraccio di tutta la comunità del M5S». Alla fine ha assicurato: «Vi staremo vicini». E mentre le agenzie rimandavano il commento del leader dei Cinquestelle, arrivavano i risultati deludenti del primo turno delle amministrative in Sicilia dove i grillini ci tenevano a fare bella figura. Proprio le regionali dello scorso anno in Sicilia fruttarono al M5S, 15 consiglieri su 90, creando la premessa per il grande risultato delle politiche del 25 febbraio. Ma ieri, nei 142 comuni dove si votava per rinnovare il consiglio comunale, il movimento è sembrato arrancare. Il M5S non è in netto calo ovunque, fatta eccezione per Ragusa, dove Federico Piccitto è riuscito ad andare al ballottaggio contro Giovanni Cosentini. A Catania dove alle regionali il M5S aveva ottenuto il 16 per cento dei consensi, il candidato sindaco grillino ieri sera era fermo al 3,1 per cento, a Messina al 2,7. «Il calo in Sicilia del M5S è responsabilità delle scelte di Grillo a livello nazionale, che ha deluso l’elettorato impedendo la formazione di un governo di centrosinistra» ha detto il governatore Rosario Crocetta. Ma la di là delle due vittorie e le attese sul voto siciliano, gli spettri di una crisi interna sono tutt’altro che lontani. Ieri gli occhi dei militanti erano puntati sull’assemblea convocata nel pomeriggio a Montecitorio. Una riunione decisa per ricompattarsi dopo il terremoto causato dalla fuoriuscita dei due deputati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, entrambi tarantini, approdati al gruppo misto. La scelta con cui è stato affrontato l’addio dei deputati tra le polemiche, insulti sul web e comunicati di fuoco è stata al centro di una discussione tra la parte ortodossa del movimento e quella più «dialogante». Sul tavolo anche il vecchio problema della diaria: si sarebbe finalmente stabilito su quale conto versare l’eccedenza. Ma i risultati poco confortanti hanno gelato deputati e senatori. Alcuni parlamentari avrebbero sottolineato come le divisioni che emergono hanno «indebolito la proposta del Movimento». E l’invito sarebbe quello di risolvere «all’interno le situazioni critiche» prima di darle in pasto alla stampa. In serata, il laconico commento del portavoce dei Cinquestelle in Sicilia ha intristito tutti: «Il nostro obiettivo era di entrare in tutti i comuni. Già questo sarebbe un buon risultato...».

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