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Pescara, 20/03/2026
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Data: 11/06/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi e Cialente cercatori di miliardi. Sui fondi della ricostruzione mossa e contromossa di sindaco ed ex commissario: «Con Letta ci penso io»

il presidente della regione Ho posto dei problemi al presidente del Consiglio che si è detto disponibile. Non si è parlato di tempi per liberare le risorse
il primo cittadino Il premier mi ha spiegato che potrà darci i soldi solo nel mese di ottobre. L’ho invitato all’Aquila per spiegare la situazione conti alla mano

L’AQUILA Se prima c’era un solo Signor Bonaventura a caccia dell’assegnone da un miliardo, adesso gli aquilani possono davvero stare tranquilli. Da ieri infatti ne hanno ben due. Al sindaco Massimo Cialente, che ad aprile ha portato i progetti in carriola a Roma per chiedere finanziamenti per la ricostruzione, ha fatto seguito, nelle ultimissime ore, il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi. Forse ricordando di essere stato commissario del governo per la ricostruzione, oppure ispirato dalle parole del suo leader politico di riferimento, Silvio Berlusconi, il ricandidabile capo della giunta regionale non ha voluto essere da meno rispetto al sindaco del capoluogo della sua regione. Si è presentato al premier Letta tuffandosi, con rinnovata lena, nella battaglia per la ricostruzione che negli ultimi tempi non lo aveva certo visto tra i soldati di prima linea. CHIODI-LETTA. «L’impegno del premier è stato quello di coinvolgere il governo sui temi che gli ho posto e di essere assolutamente disponibile a ogni correttivo ritenuto utile a velocizzare la ricostruzione», afferma Chiodi. «Letta è presidente del Consiglio da soli 38 giorni, ha già avuto incontri e contatti sulla questione del terremoto, quindi sia per le procedure, assolutamente da cambiare, sia per i fondi, che devono essere certi e adeguati, c’è la volontà di Letta e di questo governo di considerare tema centrale la ricostruzione. D’altra parte, anche Berlusconi aveva richiamato l’attenzione del governo sugli scenari del terremoto. Letta ha fatto presente che il problema sono la procedura di infrazione Ue e i vincoli europei, per cui solo a fine anno si potrà verificare se sarà possibile un allentamento dei vincoli e un recupero di risorse». OTTOBRE Sì. Appreso della visita di Chiodi a Letta, Cialente si trattiene al telefono. Poi affida a Facebook le sue riflessioni. «Ho appena terminato un lungo colloquio telefonico con il premier che mi ha chiamato per uno scambio di opinioni. L’ho aggiornato sulle ultime trattative frenetiche con l’economia e pezzi del governo per capire se escono i soldi per il rispetto del cronoprogramma. Mi ha spiegato (e ripetutamente giurato) che potrà darci i soldi solo nel mese di ottobre, vale a dire quando si sarà definitivamente chiuso il capitolo della procedura d’infrazione europea e si potrà disporre dei fondi derivanti dalla riduzione dello spread. Ci siamo lasciati con l’intesa che entro due giorni gli farò conoscere i tempi esatti del rilascio dei progetti ulteriori dell’asse centrale. Ulteriori rispetto ai 400 milioni, in gran parte già coperti, da destinare al finanziamento delle domande presentate in Soprintendenza, e che potremmo impegnare in buona parte con il miliardo ex Cipe del quale abbiamo cassa. Forse potremmo essere nei tempi, purché ottobre sia ottobre. Non appena avremo i dati precisi, Letta verrà all’Aquila per spiegare la situazione, conti alla mano». OTTOBRE NO. Chiodi, per non essere da meno, è ugualmente social. E forse è anche amico (di Facebook) di Cialente. Appena legge il post del sindaco fa sapere che «i tempi dell’arrivo dei fondi non sono stati esplicitati», smentendo Cialente. «Né a me né a nessun altro, il premier Letta ha parlato di tempi precisi, ma si è mostrato disponibile a lavorare insieme per reperire, in termini di risorse, quanto necessario nei tempi programmati». Poi l’affondo finale. «Sulla ricostruzione l’errore è politico, perché si è pensato di affrontare una problematica di assoluta emergenza con l’ordinaria amministrazione e questo, si è visto, porta al pantano. La situazione di stallo delle procedure è dovuta alla realizzata volontà di cambiare le regole in corso, uno stato di cose che, iniziato quasi un anno fa, e dovuto esclusivamente a questioni di carattere politico e non tecnico, rischia di gettare nello sconforto i cittadini». Già sconfortati, grazie.

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