Oggi vertice di maggioranza, in agenda anche il percorso delle riforme istituzionaliSul piatto non più di 3 miliardi, da trovare con tagli alla spesa e alle agevolazioni
ROMA I soldi non bastano per tutto, bisogna scegliere: e la scelta vuol dire soprattutto o Imu o Iva. Espresso senza troppi giri di parole, è questo il nodo che oggi sono chiamati a sciogliere i partecipanti al vertice di maggioranza convocato dal premier Enrico Letta. Insieme al vicepremier Alfano e al ministro per i rapporti con il Parlamento Franceschini incontrerà i capigruppo di Camera e Senato: con loro dovrà tracciare la tabella di marcia che porterà al Consiglio europeo di giugno, appuntamento al quale il governo intende presentarsi con le prime misure in tema di lavoro. Nel menu dell’incontro di stamattina a Palazzo Chigi c’è anche il dossier delle riforme: obiettivo immediato è individuare il percorso parlamentare per il provvedimento sul riassetto costituzionale e per quello sulla revisione del finanziamento pubblico dei partiti. Ma le posizioni tra i partiti sulle scelte di fondo, a partire da quella eventuale sul semipresidenzialismo, appaiono lontane.
Sul fronte economico si procederà con tutta probabilità in due tappe. Il consiglio dei ministri di questa settimana dovrebbe approvare il cosiddetto “decreto ripresa” che conterrà misure di semplificazione e di liberalizzazione dei mercati e su vari temi si porrà in continuità con provvedimenti già adottati dal precedente esecutivo. Poi toccherà al pacchetto lavoro: come già annunciato dal premier Letta e confermato dal ministro del Lavoro Giovannini, ci sarà un primo provvedimento con misure di decontribuzione e di credito d’imposta finalizzate all’assunzione di giovani. Il costo previsto è di 400-500 milioni.
IL VINCOLO SUL DEFICIT
Sulla necessità di un’operazione complessivamente a saldo zero il ministro Saccomanni - che ieri sera ha visto Alfano e Letta - pone un vincolo assoluto: per il 2013 il rapporto deficit/Pil è già alle soglie del 3 %, per effetto dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. Dunque non ci sono margini per andare oltre. D’altra parte è difficile immaginare che in poco tempo possano essere messe insieme tutte le risorse finanziarie teoricamente necessarie: 4 miliardi per la cancellazione del’Imu sull’abitazione principale (senza considerare fabbricati rurali e capannoni industriali), oltre 2 miliardi per cancellare l’aumento Iva da luglio a dicembre e 4 l’anno per stabilizzare l’aliquota Iva al 21 per cento anche negli anni successivi.
I possibili mezzi di copertura sono sempre gli stessi: prosecuzione della spending review, che si dovrebbe avvantaggiare del lavoro già svolto dal governo Monti, revisione delle agevolazioni fiscali individuate nel rapporto dell’ex sottosegretario Ceriani e degli incentivi alle imprese analizzate nel dossier curato dall’economista Giavazzi.
RISPARMI DIFFICILI
Considerando anche che per quanto riguarda i risparmi si opera su metà anno, sarà difficile andare oltre i 3 miliardi. Soldi con i quali oltre a dare il via al pacchetto lavoro si potrebbe realizzare una sostanziale riduzione dell’Imu, che esenterebbe dal tributo circa l’80 per cento delle prime case (da sola vale circa 2,5 miliardi). A quel punto resterebbe ben poco spazio per un intervento sull’Iva. La rimodulazione delle aliquote sarebbe un’operazione lunga oltre che delicata: al massimo si potrebbe ipotizzare un rinvio di 3 mesi dell’aumento, in attesa di eventuali effetti positivi dello sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione. Ma anche questa soluzione andrebbe intanto finanziata con circa 1 miliardo.