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Data: 11/06/2013
Testata giornalistica: AbruzzoWeb
Regione: quote rosa e incompatibilita', Acerbo prepara la guerra

PESCARA - Sì alla doppia preferenza "di genere" e al 50% di "quote rosa" in Giunta, no all'incompatibilità tra consiglieri e assessori regionali che "prevede un aumento annuo dei costi degli organi politici dell'Emiciclo di 640 mila euro".

È la battaglia che si appresta a fare in aula il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, alla vigilia della seduta del Consiglio chiamato a esprimersi sulle nuove regole con le quali si andrà alle prossime elezioni, previste tra l'autunno 2013 e la primavera 2014.

"Fa piacere che il presidente del Consiglio, Nazario Pagano, abbia aperto uno spiraglio sulla doppia preferenza ma temo si tratti dell'ennesima presa in giro. Prima si impedisce l'arrivo di ben due progetti di legge poi si dice che se nessuno contesta il carattere di norma intrusa di eventuali emendamenti sulla legge elettorale si potrebbero anche esaminare", scrive in una nota Acerbo.

"Pagano prima architetta una seduta blindata del Consiglio per impedire la discussione di proposte sulla legge elettorale e poi fa il gentleman. Sicuramente presenterò domani un emendamento per introdurre la doppia preferenza di genere - aggiunge - ma temo che uno dei tanti capigruppo contrari porrà il veto ai sensi del regolamento".

"Sul trucco per aggirare la riduzione dei componenti del Consiglio imposta dalla legge nazionale proporrò di cancellare la norma sull'incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere, mentre riproporrò la proposta che la rappresentanza di genere in Giunta debba essere paritaria. In caso si vogliano mantenere la previsioni delle dimissioni dei consiglieri nominati assessori, ritengo doveroso prevedere che tale aumento dei costi degli organi politici, 640 mila euro annui, sia coperto attraverso una corrispondente riduzione delle indennità di assessori, consiglieri, presidenti e vice presidenti", sottolinea l'esponente comunista.

"Le indennità regionali rimangono molto alte rispetto alle retribuzioni dei normali cittadini e ci sono tutti gli spazi per fare tagli sull'indennità dei prossimi 37 consiglieri e assessori".

"Raccogliendo la sacrosanta istanza posta da Pio Rapagnà - sottolinea inoltre Acerbo - nei giorni prossimi presenterò un emendamento per la riduzione del numero di firme necessarie per presentare le liste. Appare davvero sproporzionato che i partiti presenti in Consiglio regionale non debbano raccogliere firme mentre nuovi movimenti debbono presentarne tra le 6 e le 8 mila. Come nel caso della doppia preferenza di genere è evidente l'intenzione di ridurre il numero dei concorrenti e creare le condizioni della propria rielezione".

"Purtroppo la decisione della conferenza dei capigruppo rende norma intrusa domani anche una proposta su questo tema. Farebbero bene gli altri partiti a riflettere sulle proposte di Rifondazione. Gli stessi dati di partecipazione al voto dimostrano che i cittadini e le cittadine non ne possono più di un ceto politico che si blinda nel Palazzo", conclude Acerbo.

Alla nota di Acerbo risponde il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che definisce la polemica sulle incompatibilità un "volgare tentativo di svilire quanto di buono è stato fatto sulle nuove regole".

"C'è chi vuol far credere che il dibattito sulla riforma della nostra Carta statutaria si giochi sull'altare del poltronificio e dello sperpero del denaro pubblico ma così non è. L'incompatibilità non costerà al cittadino abruzzese un euro in più".

Chiodi spiega che sul tavolo del confronto sono state poste "questioni di efficienza e di produttività della politica, di governabilità, di coerenza programmatica da tutelare come obbligo verso l'elettorato, contemplando anche la salvaguardia dei costi".

"È falso che ci sia un aumento della spesa pubblica - insiste il presidente - perché viene assicurata l'invarianza dei costi complessivi per il funzionamento del Consiglio regionale che, comunque, con la riforma approvata sul taglio dei consiglieri, degli assessori e degli esterni consentirà un risparmio di oltre 2 milioni di euro all'anno che fa oltre 11 milioni in cinque anni".

Sulla questione della incompatibilità tra le cariche, Chiodi ricorda il "raggiungimento di un'ampia maggioranza che comprendeva anche il Pd, rappresentato in sede di commissione dal consigliere Giovanni D'Amico. Perciò - spiega - la carta della delegittimazione giocata verso l'opinione pubblica dal Pd fa cadere dalle nuvole".

Infine, la questione dei costi della politica, per il presidente "fa il paio con la definizione di regole per l'ottimale funzionamento degli organi della Regione. E poi, se proprio vogliamo parlarne allora dico che il Consiglio d'Abruzzo può vantare i costi più bassi tra le regioni italiane e che il mio governo ha tagliato di un terzo la spesa pubblica e ridotto il debito del 25 per cento".

"In questo caso - ha concluso Chiodi - trattandosi di riforme, abbiamo voluto che fossero espressione di una ampia maggioranza. Se così non è non è un problema per nessuno di noi ma per la funzionalità del prossimo governo regionale".

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