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Data: 11/06/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Sanitopoli in Abruzzo - I pm in aula: Del Turco ha nascosto le tangenti

Sanità: requisitoria di otto ore di Bellelli e Di Florio, domani le richieste «Angelini è attendibile, ma le difese volevano farlo passare per imbecille»

PESCARA «Alcune difese volevano far passare Angelini per un imbecille: ma c’è qualcuno che può mettere in dubbio la sua intelligenza? Bene, adesso vi spiego perché Angelini è attendibile, perché Angelini non ha mai mentito, perché non c’è una sbavatura in quello che ha raccontato: tutto collima, è preciso, concomitante, coerente». Cita Leonardo Sciascia e imita Maurizio Crozza, il pm Giampiero Di Florio, si rivolge al cancelliere con un «avanti maestro, la prossima slide», guarda il tribunale e i banchi opposti in cui mancano l’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco e l’ex titolare di Villa Pini Vincenzo Maria Angelini, e prende a raccontare agli «abruzzesi» il processo sanità: «Processo senza soldi? Beh, Del Turco non è uno spallone che porta i soldi all’estero con le valigie: qui siamo a livelli alti, Del Turco è stato un ex ministro, non avrebbe avuto difficoltà a occultare i denari». L’incipit: «Sentenze in tribunale, altri le fanno altrove». Aula piena di avvocati e imputati, nel primo giorno della requisitoria del pm Di Florio e del pm Giuseppe Bellelli – sostenuti anche dalla presenza del procuratore capo Federico De Siervo – che per 8 ore hanno parlato di «scempio di denaro pubblico» e di «tangenti», della «continuità» tra le due associazioni per delinquere contestate al centrodestra e al centrosinistra affidando, come hanno detto, «la medaglia d’oro del bugiardo all’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca». Parole e immagini, nella maxi-aula realizzata ad hoc per il processo dai grandi numeri, perché ieri la requisitoria è stata sostenuta dalle slide realizzate dalla procura con i volti di Angelini e di Del Turco, con immagini di sacchi di soldi e in cui, per la prima volta in maniera unitaria, sono stati incrociati e proiettati tutti gli elementi a disposizione dell’accusa per concludere: «Tutto collima, ecco le tangenti». E’ stato Bellelli, dopo quasi cento udienze iniziate nel maggio 2011, a esordire nel lungo atto d’accusa ai 24 imputati scrollandosi di dosso il primo fardello, come poi ha fatto anche il collega: «Dopo due anni di dibattimento», ha iniziato la requisitoria, «ci troviamo nella fase conclusiva ed è il momento di guardare ai fatti. Fortunatamente», ha detto riferendosi agli articoli di stampa usciti in questi mesi, «le decisioni si prendono in tribunale anche se si è tentato di spostare temi e decisioni in altri ambiti ma la nostra ispirazione è il codice». Se Bellelli ha parlato per 4 ore della parte più tecnica, quella legata al marcio che l’inchiesta avrebbe evidenziato nella gestione sanitaria, Di Florio ha preso la parola per altrettante ore illustrando le immagini al video e toccando l’anima dell’accusa: dal ruolo di Angelini, passato da corruttore a concusso, a quel presunto giro di 15 milioni di tangenti che, complessivamente, l’ex titolare di Villa Pini avrebbe pagato a centrodestra e centrosinistra e rispondendo alle due grandi tesi difensive: Angelini inattendibile e i soldi non sono stati trovati. «Angelini non ha mai mentito». Il pm Di Florio ha richiamato la costante giurisprudenza «per la chiamata in correità» e una sentenza delle Sezioni unite della Cassazione per illustrare perché l’ex titolare di Villa Pini «è pienamente attendibile» a partire da alcuni parametri, come «la personalità, il passato, il rapporto con la famiglia, le dichiarazioni». «Angelini si è autoaccusato», ha detto il pm, «ha reso dichiarazioni accusando anche se stesso per aver commesso reati. L’unica sbavatura del suo resoconto è stata il giubbino», ha proseguito riferendosi al giubbino che Angelini depositò dicendo di averlo indossato durante la consegna di una presunta tangente del 2007 mentre, poi, i titolari della ditta dissero che quella giacca era del 2011. «E’ stato un errore di emotività, di tensione: quel giubbotto, da solo, non può certo vanificare la sua attendibilità». «Tradito e danneggiato da Del Turco». «La genesi delle confessioni di Angelini», ha aggiunto il pm, «è stata sofferta, remota ma alla fine le dichiarazioni hanno avuto il carattere di precisione e coerenza uniti a riscontri obiettivi. Con Del Turco, Angelini si è sentito tradito, danneggiato e che ci ha guadagnato a parlare con noi?», si è domandato Di Florio. «Nulla, oggi è un fallito». Ma alla parola dell’ex titolare di Villa Pini, parte civile nel processo ma anche imputato per associazione per delinquere, abuso e falso la procura ha unito «i riscontri». Quali? «Documenti, atti, prelievi, accertamenti, le dichiarazioni di chi ha preparato le mazzette e delle altre persone», ha detto il pm ribadendo: «Tutto collima». Di Florio parla e al video scorrono le immagini degli accertamenti sulle presunte tangenti: le ricevute dei telepass delle auto di Angelini e di Del Turco, quelle degli autisti, le fatture, i tempi di percorrenza per Collelongo, i giorni dei prelievi e della presunta consegna per arrivare a concludere, dal punto di vista della procura, «che tutto coincide, che Del Turco ha comprato case con somme inaspettate». «Chi risarcirà Del Turco? No al comma Violante». Il pm cita anche un’intervista di Luciano Violante all’Unità per rivolgersi al tribunale presieduto dal presidente Carmelo De Santis e dire: «Accetterò tutto ma non applicatemi il comma Violante, l’ex ministro che chiese chi risarcirà Del Turco, facendo capire che se non si trovano le mazzette devono pagare i pm». Di Florio ha spiegato: «Il comma Violante per cui bisogna seguire la traccia dei soldi può avere valenza per uno spallone. Qui, siamo a un livello più alto: vi pare che Del Turco abbia avuto difficoltà a occultare i soldi? Il comma Violante», ha concluso, «non può albergare in questo processo». «Al video: volti, tangenti e ghigliottina». Per oltre un’ora, le parole di Di Florio sono state accompagnate da alcune immagini al video in cui sono stati proiettati i riscontri della procura in una sorta di collage con i volti di Del Turco e di Angelini, con la casa di Collelongo, con sacchi di soldi, fino alla tavola imbastita per quella che nell’inchiesta è stata chiamata la “cena del capretto” e anche l’immagine della ghigliottina, quella che Del Turco – per l’accusa – paventò all’imprenditore Luigi Pierangeli. Ogni immagine è stata accompagnata da una data, come nel caso del 20 marzo 2006 quando, sostiene la procura, Angelini avrebbe prelevato 200 mila euro da consegnare, per i pm, a Del Turco e Cesarone. Sarebbe stata questa la somma, ha spiegato la procura, passata da Del Turco alla compagna per comprare una casa a Roma. «Non ci sono soldi nel processo?», ha insistito ancora il pm. «Ecco un’altra conferma. Prendo tangenti per comprare una casa e se l’ambizione dei chietini», ha scherzato Di Florio, «è comprarla a Francavilla, per gli altri l’ambizione è Roma». Anche in un altro caso, hanno spiegato ancora i due, i soldi ricevuti sarebbero stati usati da Del Turco per comprare una casa in Sardegna. «Del Turco compra perché intasca somme inaspettata», ha detto ancora il pm condendo la requisitoria con i ringraziamenti «ai superperiti del tribunale», alla piccola nata il 21 ottobre 2006 che ha permesso ai superperiti di confermare la tesi dell’accusa – «le porteremo un regalo dopo il processo» – senza dimenticare l’ex procuratore capo Nicola Trifuoggi, ora in pensione, che guidò l’inchiesta: «E’ stato raccontato che Del Turco si sarebbe rivolto a Trifuoggi per evitare l’arresto a Masciarelli nel giorno della comunione del figlio. Trifuoggi non mi ha mai detto di questa pressione ricevuta da Del Turco. Trifuoggi poteva anche incontrare persone importanti ma il giorno dopo avrebbe fatto il suo dovere come emettere un’ordinanza di custodia cautelare».

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