PESCARA È durato quanto l’inno di Mameli il Consiglio regionale di ieri. Giusto il tempo di intonare le strofe patrie e dal vice presidente vicario Giorgio De Matteis è arrivato il rompete le righe. Troppi i contrasti, in seno alla stessa maggioranza, sulla proposta di modifica della legge elettorale che prevede l’incompatibilità tra i ruoli di assessore e consigliere. Un ritocco invocato in nome della governabilità e che, proprio alla vigilia delle regionali, fa lievitare il numero di seggi all’Emiciclo. Tutto rinviato dunque a giovedì quando la patata bollente tornerà nella conferenza dei capigruppo. Difende a spada tratta il provvedimento Lanfranco Venturoni, presidente del gruppo Pdl in Consiglio. «L’incompatibilità tra consigliere e assessore è prevista in tutte le Regioni d’Italia tranne che in Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo - spiega -. Certifica la distinzione formale e sostanziale del ruolo del legislatore da quello di chi governa, per evitare sovrapposizioni di cariche e favorire la governabilità». La modifica, a detta di Venturoni, non produrrebbe un aumento di costi. «La spesa - prosegue il presidente del gruppo Pdl - sarebbe di fatto compensata dall’ulteriore taglio dell’indennità dei consiglieri. Giovedì si terrà una nuova conferenza dei capigruppo e il Pdl è disponibile a esaminare con la necessaria serenità ogni proposta di modifica della legge elettorale riguardante sia l’incompatibilità che l’ineleggibilità di sindaci, presidenti e assessori delle Province, a condizione però che su tali temi cessino le speculazioni e si arrivi a una piena e inequivoca convergenza bipartisan. Le norme vanno approvate nell’interesse superiore della Regione». È vero che la maggioranza da sola non può dettare le regole - conclude Venturoni - ma «neanche può farsele dettare dall’opposizione. Se nella prossima legislatura, a prescindere da chi vincerà le elezioni, si ripresenterà puntuale l’annoso problema dell’ingovernabilità, chi oggi si sottrae alle proprie responsabilità dovrà assumersele domani davanti agli abruzzesi».
Acerbo: «Più posti ma minori indennità»
PESCARA «Ai cittadini non interessa se gli eletti in Consiglio regionale saranno 31 o 37. Importa solo che non aumentino i costi della politica. La soluzione quindi sta in una riduzione delle indennità. Nessuna demagogia, semplicemente sobrietà». Per Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista, l'aumento dei componenti degli organi politici legato all’incompatibilità tra i ruoli di consigliere e di assessore «è socialmente accettabile soltanto se a saldi invariati, cioè se coperto attraverso una riduzione delle indennità di assessori, consiglieri, presidenti e vicepresidenti. Spero - dice Acerbo - che la decisione di rinviare la seduta di ieri serva a far riflettere maggioranza e opposizione».
Nettamente contrario all’aumento del numero di consiglieri regionali è invece il Pd. «Per noi questo è un capitolo chiuso e non intendiamo affatto riaprirlo - taglia corto il capogruppo Camillo D’Alessandro -. Siamo invece disponibili a discutere le altre eventuali modifiche alla legge elettorale, che il Partito democratico non ha votato proprio perché non ne ha condiviso sin dall’inizio l’impianto legislativo. Va assolutamente affrontato con fermezza il problema della “legge antisindaci”, abrogando o modificando il testo vigente. Se dovessero rimanere le norme attuali - ricorda D’Alessandro - i sindaci che vogliano candidarsi alle regionali dovranno dimettersi dal prossimo 14 luglio, anche se poi le elezioni dovessero tenersi tra otto mesi».