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Pescara, 20/03/2026
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Data: 12/06/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Consiglio, scontro sulle incompatibilità. Il Pd dice no, Venturoni insiste e mette sul piatto anche la legge anti-sindaci. E il Pdl si spacca «Un suicidio di massa»

L’AQUILA Niente accordo, niente consiglio. De Matteis apre e chiude la seduta, rinviata a data da destinarsi: la legge salva-poltrone che stabilisce l’incompatibilità tra assessore e consigliere regionale e quindi la possibilità di aumentare il numero dei seggi regionali da 31 a 36 non entra neppure per un attimo nell’aula consigliare. Rimane sul tavolo della conferenza dei capigruppo, riunita ieri mattina alle 10, senza fare un passo avanti: il Pdl vuole a tutti i costi anche la firma del Pd, per non esporsi da solo alla gogna mediatica, ma non riesce a strapparla, non ancora perlomeno. La trattativa va avanti per ore, ma non porta a nessun risultato. Venturoni mette sul piatto tutto, è disposto anche a ridiscutere la legge anti-sindaci e persino la doppia preferenza di genere, facendo contente le donne della commissione pari opportunità capitanate dalla presidente Gemma Andreini, arrivate all’Aquila per protestare contro il consiglio regionale e costrette a una rapidissima apparizione, ma non riesce ad ammorbidire il no del Pd. Che si arrocca a ragione su una posizione rigidissima, anche se, fa trapelare il centrodestra, all’inizio era di tutt’altro parere. «Sull'argomento c'è confusione - ha spiegato Nasuti - ad esempio il Pd in conferenza dei capigruppo con D’Amico dice sì, poi il capogruppo D'Alessandro sui giornali afferma il contrario». Un cambio di passo che il Pd spiega così: «D’Amico aveva detto sì alla discussione della legge in aula, ma questo non vuole dire che lui fosse favorevole», spiega il consigliere Claudio Ruffini.
In ogni caso la legge resta al palo. Venturoni però non demorde, «mi sta a cuore la governabilità della Regione», dice lui e convoca una nuova riunione dei capigruppo per domani, pronto a fare un consiglio regionale anche sabato, pur di rimanere nei tempi. «Ho rinviato per dare modo al Pd di riflettere, ci tengo che quando si parla di regole ci sia un accordo bipartisan». Pronti a ridiscutere tutto, anche la legge anti sindaci che sta a cuore al Pd e anche ai presidenti di Provincia Testa e Del Corvo, presenti in aula. «Ma il mio non è un ricatto, è un’offerta a tutto campo: se ci sono posizioni condivise, è bene riparlare anche di sindaci e di donne». Non è una legge salva-poltrone ma una legge per garantire la governabilità, insiste il capogruppo Pdl: «Se ai 18 consiglieri di maggioranza sottraiamo il presidente della Regione e sei assessori, si resta con 11 consiglieri contro i 13 dell’opposizione: facile capire che così non si governa, e inoltre l’incompatibilità è prevista in tutte le Regioni d’Italia ad eccezione dell’Emilia e dell’Umbria». Ma se il Pd non fa una piega, Rifondazione apre una porta: Maurizio Acerbo non è contrario, tutt’altro. Però mette una condizione: «Ai cittadini non interessa se gli eletti saranno 31 o 37 ma semplicemente che non aumentino i costi della politica. La soluzione quindi sta in una riduzione delle indennità. Non è difficile e andrebbe fatta comunque. Nessuna demagogia, semplicemente sobrietà». E quello dei costi è un argomento superabile, aggiunge Venturoni: nel suo disegno di legge è previsto che i costi restino invariati, con un taglio di circa 500 euro alle indennità dei consiglieri». Un’apertura che non convince per niente il Pd, contrario in ogni caso ai superpoteri che avrebbe il presidente della Regione con una squadra di assessori non consiglieri. «Quello della legge sulle incompatibilità è un capitolo chiuso che non intendiamo riaprire. Siamo disponibili a discutere le altre modifiche alla legge elettorale e a risolvere il problema della legge anti-sindaci che obbligherebbe i primi cittadini che volessero candidarsi a dimettersi a partire dal prossimo 14 luglio», fa sapere il capogruppo D’Alessandro.
Imbarazzo a mille invece sull’abolizione dei doppi vitalizi: la legge, tornata in commissione «per essere approfondita», sarebbe pronta per tornare in aula senza approfondimenti. E quasi sicuramente per essere bocciata: in ogni caso se ne riparlerà, forse, in commissione martedì prossimo. Un palleggio bello e buono, che si consuma nel silenzio dell’opposizione. Rinviata all’ultimo istante invece l’inaugurazione della sala stampa intitolata a Guido Polidoro: il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano lo comunica lunedì sera alle 20, quando amici e familiari si erano già messi in viaggio, a causa di una sua «improvvisa indisposizione». Commenta un collega di partito: «Uno sgarbo. Pagano poteva tranquillamente delegare il vice presidente». Poteva, infatti.

E il Pdl si spacca «Un suicidio di massa»

L’AQUILA Duro attacco all’immobilismo del Pdl da parte del Pdl. E’ il gruppo che fa capo a Giuliante e Chiavaroli, ai quali si aggiungono De Fanis, Terra, Di Paolo, Rabuffo e Tagliente a puntare il dito sul «cupio dissolvi» che da mesi «condiziona le decisioni del gruppo consiliare Pdl e sembra destinato a condurci verso un suicidio di massa». I dissidenti attaccano: «Il cumulo dei doppi vitalizi ci tiene sotto scacco da settimane, passaggi in commissione, poi in aula, richiesta a mezza voce di ritorno in commissione e, senza alcun approfondimento, ritorno in aula. La legge elettorale è un ulteriore esempio della montagna che partorisce il topolino! Impigliati tra incompatibilità, voto di genere, alla fine tra un rinvio e l'altro, la grande riforma preannunciata si va traducendo nel puro e semplice recepimento del decreto Monti. Ed è stata spacciata come la riforma del secolo». Basta, dicono i firmatari. Che avanzano proposte: «Se la incompatibilità tra consiglieri e assessori ha come controindicazione l'aumento dei costi, si stabilisca, eventualmente, di attuarla ad invarianza di spesa. Se il consigliere regionale, e sarebbe opportuno, si abituasse a ragionare in un ottica che non privilegi il piccolo cabotaggio localistico, si potrebbe opzionare il collegio unico regionale. Stabiliamo la supplenza per gli assessori, ma lo si faccia a saldi invariati». Sennò vincerebbe «il cerchiobottismo ma avrebbe perso l’Abruzzo».

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