Il centrodestra ha deciso: si tornerà al voto per le elezioni regionali nel 2014. Tecnicamente la data più probabile dovrebbe essere il 9 e 10 marzo, ma i consiglieri regionali che ieri si sono riuniti ad Atri nella bella Fattoria sociale Rurabilandia (del Pdl mancava il coordinatore Filippo Piccone, c’era il vicecoordinatore Fabrizio Di Stefano), sperano che il governo sposti ancora più avanti la data, accorpando con un proprio provvedimento tutti gli appuntamenti elettorali in un election-day tra maggio e giugno, quando si terranno anche le amministrative e le elezioni europee. Se accadesse la legislatura sarebbe prolungata di quasi sei mesi. Tra i 20-22 presenti non c’è stato praticamente dibattito sulla data. Tutti concordi sulla tesi di scegliere «il periodo più favorevole per l’affluenza alle urne» (la primavera) e «l’occasione meno costosa» (l’election day). La posizione è unanime. Il governatore Gianni Chiodi, che pure aveva considerato la possibilità del voto a novembre non l’ha contrastata. Qualche dubbio è stato sollevato da Di Stefano, che forse avrebbe preferito novembre. Tutti si sono comunque rimessi anche alle valutazioni degli organi nazionali del partito. Comunque toccherà a Chiodi, assieme al presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, sentito il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, ufficializzare la data. Il governatore non ha scadenze da rispettare, tranne quella di indire il voto da un mese prima della scadenza della legislatura a tre mesi dopo, come dice lo statuto regionale. E se non lo farà a breve, c’è da aspettarsi entro il 15 luglio una dimissione in massa dalle Province, visto che presidenti e assessori sono incandidabili se non si dimettono 90 giorni prima della presentazione delle liste. Al voto si tornerà per eleggere un parlamentino molto più snello dell’attuale. Il nuovo statuto prevede 29 consiglieri, più il presidente eletto e lo sfidante. La giunta sarà di sei assessori, il presidente ha la possibilità di eleggere un solo membro esterno al consiglio. Si passerà dunque dagli attuali 47, tra consiglieri e assessori, a un massimo di 32. In sospeso la questione politica. Mentre si aspetta da Roma la decisione di Berlusconi sulla nuova Forza Italia, la componente ex An si interroga sul proprio futuro. Se ne parlerà venerdì a Pescara in un incontro all’auditorium Petruzzi. Intanto oggi si torna in Consiglio regionale per discutere tra l’altro della proposta di legge di abolizione del doppio vitalizio consigliere-parlamentare. Ieri la maggioranza non ha deciso la posizione, ma l’orientamento è di appoggiare l’emendamento del capogruppo Pdl Lanfranco Venturoni favorevole all’abolizione salvo la tutela dei diritti acquisiti.