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Pescara, 20/03/2026
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Data: 02/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sanitopoli in Abruzzo - Pace condannato a due anni. Concussione, sentenza ribaltata in Appello

PESCARA Condanna per concussione a due anni di reclusione per l'ex presidente della regione, Giovanni Pace; un anno e quattro mesi per l'ex vice presidente della Fira ed ex genero di Pace,Vincenzo Trozzi; assoluzione per l'avvocato romano Pietro Anello. I giudici della Corte d'appello dell'Aquila capovolgono la decisione del gup di Pescara Zaccagnini che aveva giudicato i tre imputati del processo Sanitopoli con il rito abbreviato. Pace e Trozzi erano stati assolti mentre Anello condannato a quattro anni. Una condanna inaspettata contro la quale il difensore dei due, l'avvocato Massimo Cirulli, ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione anche perché l'ex governatore è stato condannato anche a risarcire la Regione con 100 mila euro per il danno all'immagine. Una sentenza che corrobora la procura pescarese e dà forza alla tesi accusatoria e soprattutto conferma la credibilità e l'attendibilità del principale accusatore del processo, l'imprenditore della sanità privata
Angelini in particolare dichiarò di aver versato 100 mila euro di tangente a Pace attraverso Trozzi L'assoluzione di Anello va invece letta, con ogni probabilità, con il fatto che lui era un consulente esterno e non incardinato nella struttura regionale. Anello doveva rispondere di associazione per delinquere, abuso e truffa ed era stato condannato anche a pagare un milione e 250 mila euro in primo grado. L'ex presidente, assistito dall'avvocato Cirulli, è stato però assolto dal reato di associazione per delinquere, mentre è stata dichiarata la prescrizione per il reato di abuso.
LE ARRINGHE

Il troncone centrale di Sanitopoli intanto va avanti e continuano le arringhe. «Questo è un processo dove ci sono molti elementi di verità e plateali mistificazioni». Ha iniziato così la sua arringa difensiva l'avvocato Francesco Carli che assiste l'ex assessore regionale alla sanità della giunta Pace, Vito Domenici. «In questo processo non vi è una sintonia ordinata fra le voci e spesso le cose sono in contrasto fra loro e inspiegabili l'una con l'altra. Ognuno ha giocato la sua partita e per primo Angelini (l'imprenditore che ha confessato di aver versato 15 milioni di euro di tangenti ai politici di centrodestra e di centrosinistra, compreso mezzo milione a Domenici ndr): è una storia di confronti politici, di amicizie e inamicizie politiche di cui bisognerà tener conto nel momento della decisione». E lo stesso Domenici, prima dell'arringa, aveva voluto rilasciare dichiarazioni spontanee per spiegare il motivo di quell'appunto finito nelle mani della procura dove il politico disegnava l'organigramma dei posti chiave da affidare ai suoi amici, stando al teorema accusatorio. «Quel documento è stato scritto da me, ma non era né una indicazione né un ordine, un semplice appunto fatto nel corso di una riunione e lasciato sul tavolo. Io non l'ho dato a nessuno, ma è stato trafugato da qualcuno».
In precedenza l'avvocato Carosi aveva discusso la posizione dell'ex dirigente della Asl dell'Aquila ed ex responsabile delle commissioni ispettive permanenti della Regione, Cosenza, evidenziando l'assoluta estraneità ai fatti del suo assistito che non avrebbe potuto prendere nessuna decisione autonoma, sottolineando come l'accusa di falso sia stata strumentale per Cosenza che non aveva nessun fine da perseguire.
Per Francesco Di Stanislao (ex d.g. dell'agenzia regionale sanitaria) hanno parlato gli avvocati Tamburini e Pagani che hanno ripercorso i capi di imputazione soffermandosi sul presunto occultamento di quel verbale di riunione con l'assessore Mazzocca e con le cliniche private dell'Aiop, e sul disegno della legge 20 sul riordino dell'attività sanitaria, che secondo l'accusa avrebbe favorito Angelini. Anche lui ha chiuso chiedendo l'assoluzione.

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