CHIETI Cartelli di protesta, un volantinaggio davanti all’azienda ed un’assemblea permanente che si è protratta per l’intera giornata. I lavoratori della sede teatina della Tnt, azienda olandese specializzata nella spedizione e nelle consegne express, ieri mattina hanno incrociato le braccia per uno sciopero nazionale di 24 ore proclamato dalle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. Preoccupate per il nuovo piano industriale varato dall’azienda olandese che prevede il licenziamento di 854 dipendenti e la chiusura di 24 filiali sull’intero territorio nazionale. Si sentono a rischio, di conseguenza, anche i 25 lavoratori impiegati nello stabilimento di via Carboni, allo Scalo, a cui si aggiungono 45 operatori indiretti, i cosiddetti “padroncini,” che prestano la propria forza lavoro per conto di Tnt in maniera autonoma. «Chiediamo ai rappresentanti delle istituzioni e ai parlamentari eletti nella nostra regione» afferma Luigi Scaccialepree della segreteria regionale della Fit Cgil «di sensibilizzare il governo affinché si convochi in fretta un tavolo tra le parti interessate a questa vertenza». Che, oltre agli 854 dipendenti diretti di TNT mette a repentaglio il futuro lavorativo di un indotto che conta quasi tremila operatori specializzati nella consegna dei pacchi espressi. Un settore in continua crescita, anche per via dei numerosi e frequenti acquisti on-line a cui ricorrono gli utenti per abbattere i costi di mercato, ma che si presta ad una sorta di concorrenza selvaggia tra le aziende disposte a praticare costi a ribasso pur di strappare nuove consegne. A rimetterci, ovviamente, sono i lavoratori. Non a caso Tnt, in Abruzzo, ha già definito la chiusura della sede di Mosciano Sant’Angelo. Lo stabilimento di Chieti, invece, si appresta ad un ridimensionamento che potrebbe costare il posto ad almeno un paio di lavoratori. Ciò malgrado possa vantare numeri importanti. «Nello stabilimento si contano, in media, 2.500 arrivi- dice una lavoratrice- e un migliaio di partenze di pacchi al giorno». Per questo si cercherà di far tornare sui propri passi l’azienda. «Chiederemo la revisione del piano industriale redatto» riprende Scaccialepre «e l’apertura di un tavolo di conciliazione».