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Pescara, 20/03/2026
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Data: 03/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alle urne solo senza Porcellum pressing di Colle e Quagliariello. Il ministro: modifiche subito, gli azzurri insorgono. Ma lui: Berlusconi è d’accordo.

ROMA Un pressing discreto ma non per questo meno efficace, quello che in queste ore di divisioni nella maggioranza il Colle ha messo in atto per richiamare le forze politiche alla loro prima mission. Vale a dire dare al Paese una legge elettorale in regola con i requisiti dilegittimità indicati dalla Consulta. Perché tornare alle urne, in caso di necessità, con il vecchio Porcellum proprio non viene preso in considerazione.
«E’ sub-iudice della Consulta e si rischia di creare un Parlamento delegittimato. Perciò se le forze politiche trovano un accordo su una clausola di garanzia il governo farebbe di tutto per agevolarla». Lo dice chiaro e tondo durante un convegno sul semipresidenzialismo organizzato dalla Fondazione Italia protagonista di Maurizio Gasparri il ministro alle Riforme Istituzionali, Gaetano Quagliariello, e subito scoppia un caso politico. Il Pd, infatti, esulta («bene, ora cambiare il Porcellum è possibile», dice subito Finocchiaro), e dal Pdl partono le saette.
Il senatore e coordinatore del partito, Sandro Bondi, tuona a stretto giro di posta, definendone «errata e controproducente l’impostazione prima ancora di dare l’avvio alla discussione sulle riforme» e ne deduce «la percezione di una estrema precarietà del governo». Ma è il senatore Altero Matteoli a mettere il dito nella piaga: «E’ incomprensibile che Quagliariello si ostini a sostenere una tesi che non è condivisa dal Pdl. La nuova legge elettorale deve essere collegata alla forma di governo che sceglierà il Parlamento, una provvisoria non avrebbe senso».
Il problema è l’offensiva dispiegata dai falchi che, sul caso della mancata nomina (formalmente un rinvio) di Daniela Santanché a vicepresidente della Camera, hanno montato un vero casus belli, costringendo l’intero Pdl a ricompattarsi sulle posizioni più oltranziste del berlusconismo. L’apertura di Quagliariello al Pd sulle modifiche al Porcellum sarebbe – spiegano fonti pidelline – la risposta delle colombe del Pdl a una giornata di tensioni e provocazioni contro il governo. D’altra parte – ragiona Quagliariello chiacchierando con i suoi a fine giornata – è lo stesso Pdl che dice un giorno sì e l’altro pure che vuole andare a votare al più presto. Bene, peccato che la Corte costituzionale entro pochi mesi dichiarerà incostituzionale il Porcellum, e Napolitano non scioglierà mai le Camere senza una modifica di quella legge. Ecco il perché dell’importanza – è il succo del suo pensiero - di aprire a una clausola di salvaguardia che sarebbe comunque di pertinenza dei partiti ma cui il governo non si opporrebbe.
VIA LIBERA PER L’AULA
Insomma, Quagliariello cerca di riallineare la posizione del Pdl a quella del governo, ma assicura anche che se dentro il Pdl qualcuno vuole confondere la clausola di salvaguardia con il ritorno al Mattarellum che propugna il Pd, non ha capito: «La mia proposta è quella di fare piccole modifiche al Porcellum, come introdurre la soglia al premio, ma è il Parlamento che decide», spiega.
Soprattutto, sottolinea il ministro, la sua proposta è condivisa dai vertici del Pdl: «Lo dicono le discussioni interne al mio partito presente Berlusconi e le parole di Alfano a Spineto». Inoltre, Quagliariello prova ad aprire anche lo spinoso capitolo giustizia che «va affrontato, senza mandare tutto in frantumi», magari partendo dal lavoro dei dieci saggi di Napolitano. Anche su questo c’è dialogo, tra le colombe di Pd e Pdl, al Senato. La I commissione ha licenziato ieri per l’Aula l’intero ddl sulle riforme compreso l’emendamento della relatrice Finocchiaro che delimita il campo d’azione delle riforme escludendo la magistratura.

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