Gentile direttore, le semplificazioni giornalistiche al pari della politica politicante riducono la realtà a semplici opinioni da caffè dello sport. Titolare quindi un articolo di prima pagina come fa il Centro di martedì 2 luglio "Voto a marzo: vince il Pdl perde L'Abruzzo" (leggi l'articolo), fa capire quanto malanimo il suo gruppo Editoriale riponga verso il centrodestra. Una ostilità che si spinge a formulare un diretto teorema politico tra la vittoria del Pdl e la sconfitta dell'Abruzzo. Per sua sfortuna, il centrodestra come partito dei moderati in Abruzzo raccoglie una larga maggioranza dei consensi dei cittadini, ha un presidente al Governo regionale, come Gianni Chiodi, che ha riportato nei suoi contenuti e nella sua immagine l'Abruzzo come Regione che ha saputo ridare eticità all'azione amministrativa e politica fin da essere presa a modello: "da Regione canaglia a Regione virtuosa". Su questi argomenti il suo giornale gira le spalle altrove. Ma sono vostre scelte. Come molti dei suoi predecessori, anche Lei vede nel centrodestra solo una forza politica da abbattere, da contestare a testa bassa. Non discutiamo le direttive e le sue linee editoriali, per quelle, nel bene e nel male, ci pensano i cittadini lettori e gli inserzionisti, ma critichiamo l'atteggiamento ostile e, se vuole, la caparbia mancanza di dialogo verso il centrodestra abruzzese. Accade ormai con una frequenza che lascia non solo amareggiati ma, soprattutto, preoccupati, come si pretenda di dettare le regole, i tempi, alla nostra politica. Lo si fa da dietro le scrivanie, e senza nemmeno sforzarsi di capire. Ci si vuole colpire a testa bassa, mettendo in campo idee confuse, opinioni stralunate, teoremi politici-istituzionali, per poi costruirci sopra un titolo. Il confronto, invece, sarebbe la strada migliore. Non mi risulta, però, che i cronisti del Centro siano stati mai presenti ad incontri della maggioranza del Pdl.Puntualmente la cosa si è ripetuta il primo luglio. Il Pdl ha tenuto un incontro nella cittadina di Atri, nella solare fattoria Rurabilandia per mettere a punto alcuni obiettivi di fine legislatura. Il presidente Chiodi ha raccolto le indicazioni e, tra queste, anche quelle sulla prossima scadenza elettorale e sulla data del voto. Avrà, in rispetto delle regole istituzionali, incontri con personalità del governo nazionale e regionale e con il presidente della Corte d'appello d'Abruzzo. Sotto il profilo politico la maggioranza, inoltre, ha osservato che l'insediamento dell'attuale Consiglio regionale è avvenuto il 27 gennaio del 2009; che lo Statuto della Regione Abruzzo preveda che il presidente Regione, ascolti il presidente del Consiglio regionale e il presidente della Corte d'Appello, indichi la data del voto, che può essere fissata un mese prima o tre mesi dopo la scadenza naturale; i consiglieri regionali del centrodestra hanno poi osservato che il voto a primavera avrebbe fatto risparmiare diversi milioni di euro, secondo un primo calcolo circa 7 milioni e mezzo. Infine, il voto anticipato a dicembre (la data di novembre è una invenzione giornalistica), non permette l'approvazione del Bilancio regionale, aprendo le porte all'esercizio provvisorio, che sarebbe una vera sciagura. Ora il Centro poteva chiederci di argomentare le nostre proposte, di spiegare le nostre riflessioni, contestare legittimamente le nostre decisioni ma, ritorniamo a sottolineare, in modo aperto e leale. Dispiace sempre leggere come i fatti siano stravolti per un calcolo editoriale, una distorsione che non fa giustizia nemmeno ai lettori del centrodestra e a quelli moderati che il suo quotidiano certamente annovera. Semplificando la realtà con un titolo così smaccatamente antipolitico e ostile "Vince il Pdl perde l'Abruzzo", si è reso un cattivo servizio alla verità dei fatti, alla politica che ragiona sugli eventi e le scelte e, purtroppo, questo di sicuro è uno schiaffo a quei cittadini che sperano in una politica e in una informazione migliore. Ferma rimanendo la disponibilità a un confronto franco e sereno, la saluto cordialmente.
Lanfranco Venturoni capogruppo Pdl in Consiglio regionale
Rispedisco al mittente, sdegnato, la lezione di giornalismo e di etica che il consigliere Venturoni vorrebbe impartirci. Faccio questo mestiere da trent’anni e più volte ho pagato di persona per tutelare la mia dignità professionale: il capogruppo Pdl, che mi accusa di faziosità e di odio per la sua parte politica, forse non sa che sono stato licenziato da un giornale molto importante, “La Nazione” di Firenze, per avere scritto in largo anticipo dei guai di una banca in cui era il Pd a dettar legge, ovvero il Monte dei Paschi di Siena. Anche in quel caso ho scritto quel che ritenevo giusto, senza guardare in faccia a nessuno. Quanto al contenuto della lettera, mi limito a ricordare al consigliere Venturoni che: 1) l’idea di un voto a novembre non è un’invenzione giornalistica, ma un’ipotesi caldeggiata da Gianni Chiodi in più occasioni e colloqui. Sfido il presidente, che è persona perbene, a smentirmi pubblicamente. 2) Questo giornale ha con il centrodestra rapporti normali e cordiali, come possono confermare sindaci, presidenti di provincia e assessori regionali, oltre allo stesso governatore. Più volte mi è stato dato atto dell’equilibrio e della correttezza con cui “il Centro” ha affrontato i temi politici in questo mio primo anno di direzione. Abbiamo scritto infinite volte, fino alla noia, che i conti regionali sono migliorati e quindi respingo con sdegno le accuse, molto gravi, di scorrettezza informativa. 3) Resto del parere che la data a cui fare riferimento, per decidere quando fissare nuove elezioni, è il 14 dicembre del 2008, giorno in cui furono aperte le urne la volta scorsa. Ribadisco, come ha scritto il collega De Frenza, che dopo 5 anni consiglio e giunta dovrebbero togliere il disturbo, per un’elementare questione di opportunità: è ancora possibile, in democrazia, esprimere questo parere senza essere insultati gratuitamente da Venturoni? Mauro Tedeschini