ROMA Li hanno seguiti, fotografati e ripresi con le telecamere mentre leggevano, facevano la spesa, attraversavano strade. Tutto senza problemi e senza aiuti. Quando il dossier è diventato abbastanza voluminoso, la Guardia di Finanza di Erba li ha denunciati per truffa aggravata. Motivo? Ufficialmente sono affetti da «cecità assoluta» e per questa ragione - fino ai primi di giugno di quest’anno quando appunto le indagini hanno messo fine alla ”sceneggiata” - due falsi ciechi di Erba per anni hanno percepito una pensione di invalidità. In totale, dal 2007 ad oggi, tra assegno previdenziale e indennità di accompagnamento, si sono messi in tasca 135.000 euro. Due settimane prima era toccato alle Fiamme gialle di Sesto San Giovanni incastrare dieci invalidi, cento per cento ciechi secondo la documentazione spedita all’Inps, ma che nella vita quotidiana sono stati fotografati e filmati mentre sceglievano accuratamente i prodotti sugli scaffali, salivano e scendevano dagli autobus disinvoltamente, firmavano carte, addirittura qualcuno guidava l’auto. L’accusa anche in questo caso è di truffa ai danni dell’Inps, per una cifra totale di 600.000 euro. Purtroppo non sono casi isolati. Nel solo 2012 i finzieri hanno ”beccato” così tanti falsi invalidi per un totale truffato allo Stato di cento milioni di euro. Insomma, l’affermazione del ministro Saccomanni («siamo il Paese dei falsi invalidi, falsi ciechi») non è un modo di dire.
C’è poi l’attività ispettiva dell’Inps. Su 250.000 verifiche straordinarie nel 2011 (i dati 2012 saranno resi noti il 16 luglio) i furbetti beccati sono stati 71.050, il 28,42% dei controllati. Tutte persone che ricevevano una pensione di invalidità certificata da medici evidentemente compiacenti. L’assegno di invalidità non è una cifra enorme, parliamo di poco più di 260 euro al mese. Che possono diventare 755 se c’è anche l’indennità di accompagnamento. Ma un finto cieco di qua, un finto sordomuto di là, la somma diventa decisamente più consistente. Le prestazioni revocate nel 2011 dall’Inps hanno fatto risparmiare circa 500 milioni di euro. E nel 2012 l’andamento è più o meno lo stesso.
CAMPANIA IN TESTA
Il fenomeno riguarda tutta l’Italia. Ma con punte più alte in alcune regioni. In cima alla classifica dei falsi invalidi c’è la Campania (prestazioni revocate al 38% dei controllati), seguita a ruota dalla Basilicata (37,6%). Al terzo, quarto e quinto posto ci sono tre regioni del centro, ovvero il Molise (35,9%), l’Umbria (35,7%) e il Lazio (34,7%). Nel Nord sono i veneti a guidare la classifica (22,8%), ma i liguri sono a un passo (22,45%). Nelle Marche c’è la concentrazione minore di falsi invalidi, ma comunque in seguito ai controlli sono state revocate ben il 15% delle prestazioni.