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Data: 04/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ok Ue all’Italia più flessibilità nei conti pubblici per investimenti. Letta agli alleati: ora decidiamo insieme i tagli alla spesa

STRASBURGO «C'è l'abbiamo fatta!», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Enrico Letta, dopo che la Commissione Europea ieri ha annunciato più flessibilità sul deficit per favorire gli investimenti nelle infrastrutture. Ma l'entusiasmo del governo italiano rischia di raffreddarsi di fronte alla lettera con cui il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha inquadrato il margine di manovra dei governi che potranno beneficiare dell'allentamento delle regole. La Commissione, «valutando i bilanci nazionali» del 2013 e 2014, consentirà «deviazioni temporanee dal percorso del deficit strutturale verso gli obiettivi di medio termine» per consentire più flessibilità sugli investimenti «cofinanziati dall'UE», aveva annunciato José Manuel Barroso davanti all'Europarlamento. La «serietà paga», ha risposto Letta con il suo tweet: «più flessibilità per i prossimi bilanci per i paesi come l'Italia con i conti in ordine».
I VINCOLI

Le nuove regole si applicheranno solo ai Paesi con un disavanzo sotto il 3% del Pil. Dopo l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo, il governo sperava in un vero e proprio sconto sugli investimenti da parte di Bruxelles. Ma, secondo fonti europee, il margine per l'Italia sarà «molto limitato».
Nella lettera indirizzata ai ministri delle Finanze dell'UE, Rehn fissa le condizioni per beneficiare della nuova flessibilità. Primo, «la crescita economica dello stato membro» deve essere negativa o ben al di sotto del suo potenziale. Secondo, «la deviazione» dall'obiettivo di medio termine – il pareggio di bilancio – non deve portare «al superamento del tetto di deficit del 3%». Insomma, non ci sarà nessuno scorporo effettivo: se l'Italia dovesse andare oltre la soglia di Maastricht, finirebbe immediatamente sotto procedura per deficit eccessivo, perdendo il diritto alla flessibilità. Anche «la regola sul debito pubblico» deve «essere rispettata», ha avvertito Rehn: con un debito al 130% del Pil, l'Italia deve avviare al più presto il percorso di rientro. Terza condizione: «la deviazione è legata alla spesa nazionale su progetti co-finanziati dall'UE con effetti positivi, diretti e verificabili di lungo periodo sul bilancio». Infine, la flessibilità sarà limitata nel tempo.
GLI IMPEGNI

«Sicuramente nella Legge di stabilità metteremo in campo investimenti per le infrastrutture», ha annunciato Letta al TG1. Concretamente, con un deficit stimato al 2,9%, quest'anno l'Italia non avrà alcun margine. Per il 2014, con un disavanzo previsto al 2,5%, il governo spera in un tesoretto da 8 miliardi. Dentro la Commissione si parla di 3-4 miliardi. Le risorse dovranno andare ai progetti che rientrano nella Politica Strutturale e di Coesione, nelle Reti Trans-europee e nella «Connecting Europe Facility». Per il governo si apre anche un nuovo negoziato: la Commissione deciderà «caso per caso» se concedere più flessibilità. All'Italia rimane il successo politico. «Aver fatto sacrifici al momento giusto e aver fatto le scelte del governo Monti, da noi confermate, ha consentito di uscire dalla procedura di infrazione e di avere questo premio importante», ha detto Letta. «E' un successo non per me, ma per gli italiani».

Letta agli alleati: ora decidiamo insieme i tagli alla spesa

ROMA La girandola di viaggi e incontri all’estero hanno spinto Enrico Letta ad affidare al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni il compito di istruire il vertice di oggi con i capigruppo di maggioranza e al quale parteciperanno - oltre a Letta, Saccomanni e al vicepremier Alfano - i capigruppo e i ministri Patroni Griffi e Franceschini. Proprio il titolare di via XX Settembre ieri ha incontrato uno dei più recenti critici dell’azione del governo, l’ex presidente del Consiglio Mario Monti. Un faccia a faccia «produttivo» e svoltosi in un «clima cordiale», spiegano, che segue a quello che lo stesso Saccomanni ha avuto con il capogruppo del Pdl Renato Brunetta.
Monti da un lato e Brunetta dall’altro, rappresentano di fatto due modi opposti di interpretare la crisi, come opposte sono le ricette che Letta e Saccomanni dovranno oggi tentare di mettere insieme. Se infatti ieri Monti ha difeso con Saccomanni la politica di rigore del suo governo sollecitando l’avvio delle riforme strutturali che chiede anche Bruxells, il Pdl di Brunetta e Schifani (i due capigruppo), continuano a spingere per il taglio di Imu e Iva e del carico fiscale. Una conferma si è avuta ieri quando da Bruxelles è arrivata la notizia della maggiore flessibilità concessa all’Italia per il bilancio del prossimo anno. Letta ha immediatamente esultato per il successo pur, riconoscendo più volte i meriti del suo predecessore, ma immediatamente è scattata nel Pdl, e anche nel Pd, la richiesta di nuove spese o sotto le vesti del taglio delle tasse o proposte in perfetto stile keinesiano di spesa pubblica. Quindi in deficit. Quindi anche sforando il 3%.
Ciò che invece oggi Letta proporrà ai partiti è quello di lavorare ad un grande piano di taglio della spesa pubblica. «Proposte sono bene accette», è il cartello che di fatto verrà issato a palazzo Chigi. E non perché le idee manchino, quanto piuttosto per verificare sino a che punto i partiti che appoggiano la maggioranza sono in grado di spingersi con i rispettivi elettorati. Non c’è dubbio che il clima da perenne campagna elettorale non aiuta, così come rallenta lo scontro interno ai due principali partiti. Ma è proprio la mancanza di una prospettiva alternativa a rendere forte il governo. D’altra parte Letta ha sempre sostenuto che la prima fase della legislatura sarebbe stata la più difficile per i ristretti vincoli di bilancio. «Ora c’è il gran premio della montagna, poi la pianura e infine la discesa», è la formula che ripete il presidente del Consiglio a coloro che contestano la politica dei piccoli passi. Resta da vedere quanto Pd e Pdl riusciranno a smaltire le tossine di una campagna elettorale - per certi versi ancora in corso - e tutta giocata contro il rigore imposto dall’Europa attraverso il governo Monti. Il coinvolgimento della Bei, la Banca europea d’Investimenti, nella lotta alla disoccupazione è un altro punto a favore del governo italiano, ma Letta oggi spiegherà alla sua strana maggioranza che «la strada è ancora lunga» e che occorre «muoversi con estrema cautela». Perchè come l’Italia è uscita dalla procedura d’infrazione, può tornarci.

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