Dopo una lite il sindaco revoca l’incarico fiduciario al consigliere provinciale di centrosinistra Ridda di ipotesi sul siluramento, sullo sfondo la battaglia per le candidature alle Regionali
L’AQUILA Il sindaco caccia il capo di gabinetto. Il colpo di scena di Massimo Cialente che detronizza Pierpaolo Pietrucci, consigliere provinciale e capo di gabinetto, anticipa di qualche mese la bagarre elettorale per le Regionali. Sullo sfondo le aspirazioni di potenziali consiglieri tra i quali, appunto, Pietrucci e l’assessore Moroni. LA CACCIATA. Quella che adesso De Matteis e i suoi si sentiranno autorizzati a chiamare «cialentata» si materializza nella notte tra martedì e ieri. Cialente mortifica in pubblico Pietrucci rimproverandogli una serie di contestazioni. La notizia si sparge in un attimo negli ambienti Pd. Si parla di detronizzazione immediata. Il sindaco, a notte fonda, contattato dal Centro, dice e non dice. Ammette la discussione, ma dice pure che di queste cose ne avvengono tante. Poi, prima di chiudere la conversazione con un no comment, alla precisa domanda se Pietrucci fosse ancora il suo capo di gabinetto piazza la frase sibillina: «Certo, le amicizie bisogna sapersele scegliere. O si è con me o contro di me». Poi, dopo l’ennesima puntatina davanti al pc per l’inseparabile Facebook, la decisione. Prima negata poi comunicata alla giunta convocata alle 7,30 prima di partire per Roma. Tra facce stralunate di assessori giunti alla spicciolata l’annuncio: «Pietrucci se ne va al Suap», ovvero lo sportello unico per le attività produttive. IL PERCHE’. Il sindaco dice e non dice. Parla di Pietrucci come di «una persona capace e meritevole e sulla cui onestà ho una cieca fiducia» ma poi passa a sindacare sulle sue frequentazioni. «In questo momento», racconta il sindaco con tono grave, «in questa città è in atto uno scontro politico senza precedenti su tanti temi, da quelli urbanistici a tutti gli altri. Stiamo rimettendo a posto un po’ di paletti. Del resto, questa è una città di lobby, lobbette e loggette. Io stesso sono oggetto di tentativi di intimidazione e di forme di mafia. Se uno è uno stretto collaboratore del sindaco, come il segretario generale e il capo di gabinetto, deve comportarsi come un sottosegretario alla presidenza del consiglio. Quindi deve evitare di avere rapporti con persone che rappresentano un vecchio modo di essere della città. Uno che parla con gli avversari, con chi chiede le mie dimissioni, con chi è contro di me, non può fare il capo di gabinetto. Lavorerà bene al Suap, lì si occuperà di Europa. Al suo posto non so chi andrà. Mi guardo intorno. Non posso assumere, sapete...sto provando a cambiare questa città». IL DETRONIZZATO. Pietrucci afferma che «in questi sei anni ho servito la città in primis, l’amministrazione, il sindaco con lealtà e onestà. Tuttavia sono una persona libera e non sacrifico la libertà di dire quello che penso e le mie idee per la politica e per il potere. Resto consigliere provinciale e comunale a Montereale, continuo a vivere la politica in modo collettivo nell’interesse dei cittadini aquilani, gli unici dei quali mi sento dipendente. Sono una risorsa del Pd e sono in campo per ogni azione politica futura». Ma Cialente tira dritto. «Il Pd? Non c’entra niente, decido io».