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Data: 14/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Imu, allo studio anche l’esenzione flessibile lasciata ai Comuni

ROMA Le ipotesi di intervento sono state ormai tutte esplorate e verificate: giovedì prossimo saranno sul tavolo del vertice di maggioranza che dovrà quanto meno impostare la riforma dell’Imu per la quale - sulla carta - c’è tempo fino al 31 agosto. Ma tra i tecnici che lavorano al dossier è diffusa la consapevolezza che i nodi da sciogliere sono innanzitutto politici.
Resta in piedi, ed anzi negli ultimi giorni sembra essersi rafforzata, la posizione di principio del Pdl che vuole la cancellazione integrale del tributo per quanto riguarda l’abitazione principale. È un obiettivo molto difficile da raggiungere quest’anno, in cui non ci margini finanziari per una riduzione del gettito così consistente; l’obiettivo di un pieno rispetto del vincolo del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil è stato recentemente ribadito dal ministero dell’Economia. Al momento dunque non è affatto scontato che entro il mese di agosto sia definito un nuovo assetto complessivo dell’imposizione immobiliare, come richiesto dal decreto legge che ha sospeso la prima rata dell’Imu. Dunque il governo potrebbe trovarsi nella condizione di dover rinviare la scadenza di settembre (con la quale sarebbe previsto in teoria il pagamento della prima rata) o anche di prevedere due regimi diversi, uno provvisorio per il 2013 un altro definitivo a partire dal prossimo anno.
DETRAZIONE PIÙ FORTE
L’ipotesi più immediatamente applicabile resta quella di un innalzamento da 200 a 600 euro dell’attuale detrazione per l’abitazione principale, scelta che escluderebbe dal prelievo circa l’85 per cento dei contribuenti ma che comunque ha un costo consistente. Sul livello della detrazione - quindi dell’agevolazione da riservare alla prima casa - potrebbe essere comunque lasciata autonomia ai Comuni, che attualmente hanno già la possibilità di incrementare l’importo di 200 euro (ma non di ridurlo).
Di certo saranno oggetto di discussione anche le altre opzioni: ancoraggio delle esenzioni al reddito Isee, franchigia legata al numero di componenti del nucleo familiare e/o ai metri quadri dell’abitazione, rilevanza dell’eventuale mutuo contratto per l’acquisto, assorbimento dell’Imu in una tassa comunale sui servizi che includa anche la Tares.
Il tema delle risorse da trovare sul fronte Imu si lega naturalmente a quello dell’aumento Iva sospeso fino a ottobre. In Parlamento si cercano fondi per prolungare questo termine ed anche per sostituire l’attuale copertura basata sull’aumento degli acconti delle imposte dirette. La volontà di incidere sulle spese è generale, ma l’operazione si presenta tutt’altro che facile, come ha ricordato pochi giorni fa in Parlamento lo stesso ministro Saccomanni. Le azioni più strutturali non danno risultati immediati; si punta in ogni caso sulla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, sui criteri di acquisto di beni e servizi, sull’applicazione dei fabbisogni standard alla spesa degli entri locali e sulla loro razionalizzazione.
I NODI DELL’OCCUPAZIONE
Nello stesso decreto (cosiddetto “del fare”) sono contenute anche le misure in materia di lavoro, relativamente alle quali sono state presentate varie proposte di modifica: da quelle del Pd che vogliono tra le altre cose portare da 29 a 35 anni il tetto di età entro il quale si può beneficiare dell’azzeramento dei contributi, come forma di incentivo all’assunzione, alle idee più drastiche esposte da Sacconi (Pdl) che intende sperimentare una forte deregolamentazione dei rapporti di lavoro per un triennio, in vista dell’Expo 2015.

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