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Pescara, 24/03/2026
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Data: 15/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Insulti a Kyenge, l’ira di Napolitano. Il Colle: imbarbarimento. Letta: inaccettabile, sostegno a Cécile

ROMA Non nuovo a battute e gesti ben al di là dell’accettabile, Roberto Calderoli è di nuovo nell’occhio del ciclone per un’inqualificabile uscita nel corso della festa della Lega sabato sera a Treviglio. Nel mirino del vicepresidente del Senato il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge: «Quando vedo le sue immagini, non posso non pensare a un orango», dice incautamente il bianco padano, padre, tra l’altro, del porcellum. Ed è subito bufera, sulla testa dell’esponente del Carroccio, dal colle più alto a tutte le segreterie dei partiti a uno stuolo di parlamentari animati da sdegno bipartisan. Giorgio Napolitano fa sapere di essere «colpito e indignato» da episodi che, come quello con protagonista Calderoli o le minacce a Mara Carfagna e l’incendio al liceo Socrate, «dimostrano tendenze all’imbarbarimento della vita civile». Sulla stessa linea il premier Enrico Letta: «Le parole di Calderoli sono inaccettabili, oltre ogni limite. Pieno sostegno a Cecile. Avanti col tuo e col nostro lavoro». Increduli per la «volgarità» dell’episodio i presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, soprattutto quest’ultimo di cui Calderoli è uno dei vice: «Non esistono giustificazioni alle offese rivolte al ministro Kyenge», dice Grasso aggiungendo che «chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di farlo mostrando rispetto e decoro in ogni occasione. Il vicepresidente del Senato si scusi al più resto ufficialmente con il ministro».
IL PENTIMENTO, FORSE
Il consiglio di Grasso viene finalmente accolto da Calderoli. Dopo una giornata, tra l’imbarazzo della stessa Lega, trascorsa a tergiversare tra la derubricazione dei suoi insulti a «battute» nel clima di una festa di partito e l’affermazione del «diritto di critica alla politica del ministro Kyenge sull’immigrazione», Calderoli ha alzato il telefono per scusarsi con la Kyenge. «Ci siamo chiariti - ha fatto sapere il vicepresidente del Senato - e ci siamo dati appuntamento in Parlamento per un confronto franco e leale». In precedenza, Calderoli aveva rivolto un improbabile invito, «per farmi perdonare» al ministro per l’Integrazione alla festa della Lega di Bergamo «per dibattere sull’immigrazione», aggiungendo che però «non avrebbe fatto sconti alla politica della Kyenge» in materia. Compassato e dignitoso, ancor prima di questi imbarazzati tentativi di scuse, l’atteggiamento di Cecile Kyenge: «Le parole di Calderoli non le predo come un’offesa personale, ma mi rattristano per l’immagine che diamo dell’Italia. Credo che la Lega e tutte le forze politiche debbano riflettere sull’uso che fanno della comunicazione».
Manifestazioni di solidarietà alla ministra anche - tra gli altri - dal vicepremier Alfano, dal capogruppo pdl Brunetta, dal collega Gianpiero D’Alia: «Il linguaggio di Calderoli è degno del Ku Klux Klan» e dagli esponenti della Comunità ebraica, Gattegna e Pacifici. In serata arrivava anche la dichiarazione del segretario della Lega, Maroni: «Calderoli ha sbagliato e ha fatto bene a chiedere scusa».
Ma tra quanti appaiono tra i meno disposti a fare sconti all’impenitente vicepresidente del Senato ci sono i leader di Pd e Sel: Epifani e Vendola che, così come Bersani, non hanno dubbi a dare un solo consiglio a Calderoli: «Si dimetta».

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