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Pescara, 24/03/2026
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Data: 16/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Contratti a termine più flessibili, scontro tra sindacati e Confindustria. Camusso: «Abbiamo già troppa precarietà»

ROMA Cercherà di mediare. Di trovare «un punto di equilibrio» tra chi è convinto (industriali e Pdl) che un po’ di flessibilità in più unita al grande evento Expo 2015 sia la ricetta giusta per abbassare il tasso di disoccupazione, e chi (Cgil, Uil e Pd) invece teme un mercato del lavoro senza regole che porti solo nuova precarietà. Stamane il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, ha convocato tutte le parti sociali al ministero. «Troveremo una soluzione» assicura. Ma il clima non sembra dei più sereni. Ai sindacati non sono piaciute le dichiarazioni rilasciate in un’intervista in cui Giovannini si dice «favorevole ad una sperimentazione, a privilegiare il più possibile i contratti flessibili buoni, ovvero i contratti a termine, rispetto a quelli cattivi come le ”false” partite Iva». E anche se lo stesso ministro esclude «un intervento di deroga generalizzata» Cgil, Cisl e Uil sono saltate sul chi va là. Susanna Camusso, leader Cgil, avverte: «Siamo un Paese che ha già un’altissima precarietà. L’Expo è un evento straordinario che ha bisogno di regole, ciò che non è sopportabile invece è che se ne approfitti per deregolare il sistema». Duro l’attacco di Luigi Angeletti, numero uno Uil: «Sono anni che le imprese ci spiegano che scarsa crescita e calo dell’occupazione sono causati dall’incredibile peso della burocrazia e dalle eccessive tasse. Quando, però, si esce dai convegni e si entra nei luoghi in cui si decide, l’unica cosa che sanno chiedere è una maggiore flessibilità». Più possibilista Raffaele Bonanni, leader Cisl, che auspica «una soluzione equilibrata per non far diventare la vicenda Expo la solita occasione per uno scontro ideologico tra le forze politiche». Secondo Bonanni «è sbagliato pensare di utilizzare l’Expo come una sorta di grimaldello per modificare, per legge, le regole del mercato del lavoro». In ogni caso - dice il leader Cisl - se gli industriali vogliono più flessibilità devono essere disposti a «pagarla di più». Di «rischio di sfruttamento dei lavoratori» parla anche l’Ugl di Giovani Centrella.
La replica di Confindustria non si fa attendere. «Quelle dei sindacati mi sembrano posizioni preconcette. In questo Paese bisogna essere più coesi. Non si può andare avanti sullo status quo: se non acquistiamo competitività saremo condannati al declino» dice il presidente Giorgio Squinzi. Sul tavolo c’è la proposta di sperimentare per i prossimi tre anni rapporti di lavoro a tempo, senza causale, rinnovabili fino a sei volte, con pause di cinque giorni.
CAMUSSO CONTESTATA

Ma il clima non è surriscaldato solo tra imprese e sindacati. Il lavoro che non c’è, le difficoltà quotidiane, stanno esasperando sempre più anche i singoli lavoratori.
È toccato a Susanna Camusso, ieri, fare le spese del profondo malcontento del Paese. Al termine di un convegno a Milano la leader Cgil, davanti alle telecamere, è stata vivacemente contestata da una donna disoccupata di mezza età. Troppo giovane - solo 23 anni di contributi - per accedere alla pensione, troppo vecchia per trovare un nuovo lavoro, la donna ha accusato la sindacalista di «non aver difeso i lavoratori» accettando una riforma delle pensioni che ha spostato troppo in avanti l’età pensionabile.

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