Tutti assolti perché il fatto non sussiste. E' la sentenza di pieno proscioglimento in primo grado dei sei imputati rinviati a giudizio tre anni fa per la morte del camionista Marcello Ciarrocchi finito giù dal ponte Vezzola otto anni fa. I numeri fanno riflettere, così come gli anni trascorsi dal giorno di quel tragico evento: il 19 agosto del 2005. Ieri, il giudice monocratico Domenico Canosa ha assolto dall'accusa di omicidio colposo e omesso controllo Angelo Zangari, Antonio Tempesta, Lorenzo De Paolis, Sandro Sellecchia, Vincenzo Consalvo e Angelino Fastiggi, dirigenti tecnici dell'Anas all'epoca dei fatti responsabili della manutenzione di quel tratto di strada. C'era anche un settimo rinviato a giudizio, un cantoniere 56enne di Bellante, addetto alla sorveglianza, pure lui subito dopo assolto dal gup. Durante il processo nulla è stato lasciato al caso. Neanche quel cronotachigrago fatto acquisire nel corso del dibattimento dal giudice. Secondo la difesa di alcuni imputati Ciarrocchi, che proveniva da Ascoli e viaggiava in direzione Teramo dov'era atteso per una consegna, avrebbe fatto una manovra sbagliata mentre era alla guida dell'autocisterna carica. Addirittura in aula è stato sostenuto, durante una arringa, che il camionista «ha sbagliato manovra per eccesso di velocità». In quei casi anche dieci chilometri in più avrebbero potuto fare la differenza. Alcuni testimoni all'epoca raccontarono di aver visto il camionista fermarsi per far passare una macchina che proveniva in senso opposto. Una sosta di pochi secondi e il mezzo ripartì per poi precipitare, qualche istante dopo, nel letto del fiume, dove il conducente morì sul colpo. Una dinamica, quella in cui si ipotizza la sosta e la ripartenza sul ponte Vezzola, ripetuta nella ricostruzione anche in aula, ieri mattina. «Un ponte - hanno ribadito i difensori degli imputati - le cui barriere deteriorate non volevano significare necessariamente barriere inesistenti, né senza resistenza».Tant'è, é stato ampiamente spiegato dai difensori, che «nessuno ha contestato agli atti che la segnaletica prima, dopo e sul ponte Vezzola fosse non in regola. Nelle carte della magistratura non si dice che il ponte fosse pericoloso comunque. Esisteva un progetto per adeguare tutti i ponti, compreso quello sul Vezzola, ma legare questo alla morte del povero Ciarrocchi è da escludere». Progetto solo oggi reso operativo.