PESCARA L’Arpa, la più grande azienda regionale di trasporti (98% del capitale è detenuto dalla Regione), ha chiuso il bilancio in rosso per 5 milioni e con crediti presunti dalla sua stessa maggiore azionista per complessivi 30 milioni di euro. Per i sindacati Fit Cisl e Uilt questi dati offrono l’occasione di tornare sulla mancata volontà dimostrata finora dalla politica di creare la società unica di trasporto (con la fusione Arpa, Gtm e Sangritana) e soprattutto di denunciare lo stato di fallimento in cui verso l’azienda presieduta da Massimo Cirulli. «Ognuno si assuma le proprie responsabilità, anche perché le nostre ce le siamo assunte formalmente mentre quelle della politica sono ancora in alto mare. E basta con le incongruenze, le stesse per le quali il creditore sembra non cercare di rientrare dei propri crediti forse perché il debitore è colui che lo ha indicato nel ruolo di creditore tanto da chiedere l'insolvenza pur di non pagare», denunciano Alessandro Di Naccio (segretario generale Fit Cisl) e Giuseppe Murrini (segretario generale Uil Trasporti ).
«Sono due anni che intrattengo rapporti con la Regione, l’assessore Morra e il direttore Mannetti, i quali mi hanno assicurato in varie occasioni che stanno ricondizionando i debiti tra l’altro con tutti gli operatori del tpl», è la risposta-conferma del presidente Cirulli. A 30 milioni di euro l’Arpa ci è arrivata con i 5 milioni di esercizio, 6 di mancati fondi Fas per gli investimenti di due anni, caro-gasolio che ha inciso per altri 5 milioni, saldi dei contributi d’esercizio che si sono formati dal 2004 al 2012 (mancati contributi al chilometro per 3 milioni di euro l’anno). «Per i Fas siamo però fiduciosi», sottolinea il presidente Arpa che parla anche dei «sacrifici» e che hanno portato al ridimensionamento del personale di 100 unità. «I crediti rientrano nel problema più generale di pagamento che incontra la pubblica amministrazione», aggiunge Cirulli: «I sindacati? Usano toni eccessivamente allarmistici, ma i crediti in effetti ci sono. Dico solo meno male che sono crediti e non debiti».