L’AQUILA. Una «sveltina» da parte del governo «per tentare di fare cassa sull’Aquiia». Durissimo il giudizio di Ezio Rainaldi, delegato alla ricostruzione di Confindustria L’Aquila, sul tentativo del governo d’inserire nel decreto Lavoro un emendamento che ripropone quanto stralciato dalla legge Comunitaria una decina di giorni fa: l’obbligo, per le imprese del cratere sismico beneficiarie dell’abbattimento del 60% della restituzione delle tasse sospese nel post-sisma. «Ci sono raggruppamenti di potere», accusa Rainaldi, «e chi cerca di sfruttare la situazione per fare rientrare 500-600 milioni di euro». «Quanto accaduto ieri al Senato dimostra per l’ennesima volta la volontà da parte di qualcuno di approfittare della tragedia dell’Aquila», ha aggiunto Rainaldi. Il quale chiede che le forze politiche, istituzionali e imprenditoriali «devono concentrarsi su un unico aspetto», prosegue, «portando avanti la battaglia sulla restituzione della tasse tutti uniti, perché se l’emendamento passa, sarà l’intera città a “chiudere”. Di qui la necessità, per Rainaldi, di «sostenere i parlamentari abruzzesi, di destra e di sinistra, perché già siamo pochi e “perdenti” dal punto di vista dei numeri, figuriamcoci se restiamo divisi». Infine, Rainaldi difende il ruolo delle imprese nella ripresa economica: «Le imprese cacciano i soldi. Siamo in una situazione di crisi locale, in cui gli investimenti non arrivano e la zona franca non basta per tutelarci». (m.g.)
L’AQUILA Tasse delle imprese del cratere sismico da restituire: chi ha gioito troppo presto per lo stralcio dell’articolo 35 dalla legge Comunitaria, ora deve ricredersi. Dieci giorni fa la norma che imponeva la restituzione al 100% delle tasse sospese nel post-sisma alle imprese, è stata tolta dalla legge Comunitaria; ora viene ripresentata per iniziativa del governo all’interno del decreto Lavoro. Una doccia fredda per i parlamentari abruzzesi che soltanto il 4 luglio avevano gioito per una battaglia vinta in Senato, mentre le settemila imprese terremotate avevano tirato un sospiro di sollievo. Invece no: martedì mattina l’emendamento è ricomparso sotto forma di articolo 11 bis, e ora è tutto da rifare. La “macchina da guerra” dei parlamentari abruzzesi si è messa in moto subito con incontri e richieste di appuntamenti con il ministro Fabrizio Saccomanni. «Abbiamo chiesto che la norma venga stralciata», tuona l’ex deputato Giovanni Lolli e candidato alle prossime regionali. Nelle prossime ore l’allerta è massima per impedire che l’emendamento venga votato in Senato. La norma in questione prevede tre passaggi. Vi si ripete una prima parte del primo emendamento (in cui si chiede di dimostrare il nesso di causalità tra terremoto e danni subiti dalle imprese con un calcolo ben preciso: la novità è che viene concesso il doppio del tempo alle imprese (da 60 a 120 giorni) per restituire la somma. La seconda novità riguarda l’aggiunta, nel conteggio, anche dei danni immateriali: mancanza di introiti e danni commerciali, ad esempio. Ma è un altro il passaggio che “allarma” i parlamentari. Quello in cui si dice che la norma riguarda «le aziende che operano per le loro caratteristiche in regime di scambio con altre aziende di altri Paesi, rispetto alle quali potrebbe essere stata variata la concorrenzialità», spiega Lolli. Un passaggio che introduce per la prima volta il concetto di “concorrenza”, aspetto sul quale si basa l’ingiunzione, da parte della Commissione europea, di sospensione di ciò che è ritenuto aiuto di Stato. Ma il passaggio è confuso: quali sono le imprese in regime di concorrenzialità? I parlamentari abruzzesi chiedono al Governo di «ascoltare, prima di presentarne norme simili, le istituzioni delle realtà colpite dal sisma: Abruzzo, Marche e Molise». Contestato, inoltre, il fatto che la norma sia stata presentata «dal giorno alla notte». Intanto anche il presidente della seconda Commissione del Consiglio regionale, Luca Ricciuti, ritiene che «non si può far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, l’Italia deve usare il diritto di veto che l’Italia ha come Paese fondatore per ottenere la conferma della restituzione al 40%».