PESCARA In cinque sono già agli arresti domiciliari, un sesto lo sarà dopo il forzato rientro dalle vacanze. Una dozzina gli indagati, arrestati inclusi. Sono questi i primi dettagli inquietanti dell’operazione Shining Light condotta dalla Forestale di Pescara, L’Aquila e Chieti insieme con la Squadra mobile di Pescara diretta da Pierfrancesco Muriana. Il blitz è scattato all’aba di ieri e ha mobilitato un centinaio di uomini. Militari e agenti hanno bussato alla porta dell’Aca di Pescara, dell’Ater di Chieti, della Regione (ufficio contratti e appalti) e alle abitazioni dei personaggi coinvolti per effettuare una lunga serie di perquisizioni.
Le misure cautelari - parliamo di arresti domiciliari - hanno colpito Ezio Di Cristoforo, presidente dell’Aca Spa che fornisce il servizio idrico nel Pescarese; Marcello Lancia, amministratore unico dell’Ater di Chieti e ancora Ernesto Marasco e Alessandro Faraone, rispettivamente architetto dirigente e geometra della stessa Ater teatina; Salvatore Tasso, geometra del settore lavori pubblici del Comune di Montesilvano. Lo stesso provvedimento è stato emesso nei confronti di William Basciano, tenente colonnello dell’Esercito e comandante dell’Ispettorato infrastrutture, sezione di Pescara: la notizia del suo coinvolgimento lo ha raggiunto in Grecia dove sta trascorrendo una vacanza. Pesante il ventaglio di accuse ipotizzate a loro carico: i reati contestati a vario titolo sono quelli di corruzione, concussione, turbata libertà degli incanti, falso e truffa.
L’indagine è stata seguita in prima persona dal procuratore capo di Pescara Federico De Siervo e dal sostituto Annarita Mantini. Il gip è Luca de Ninis. Tutto si ricollega all’indagine che nel dicembre 2012 portò all’arresto degli imprenditori aquilani Claudio e Antonio D’Alessandro e il vice sindaco di Cepagatti, Leone Cesarino.
Dal ritrovamento di una contabilità segreta tra le carte di Claudio D’Alessandro gli investigatori hanno ricostruito un giro di mazzette finite nelle tasche di più pubblici ufficiali al fine di manipolare una serie di gare pubbliche tra il 2010 e il 2012. Gare per importi al di sotto della soglia comunitaria e dunque condotte con procedura negoziata: di fatto, secondo l’accusa, a partecipare alla gara venivano invitate alcune ditte tutte riconducibili in qualche modo al D’Alessandro, il quale, in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto, garantiva tangenti tra il 5 e il 6 percento del valore della gara, se non anche assunzioni clientelari. Oltre ai sei finiti ai domiciliari, agli imprenditori Claudio ed Antonio D’Alessandro e all’ex vicesindaco di Cepagatti Leone Cesarino, si aggiungono alla lista come indagati Renzo Sergiacomo, direttore dei lavori per l’appalto della pubblica illuminazione di Cepagatti, i due funzionari dell’Aca Lorenzo Livello e Bartolomeo Di Giovanni (rup degli appalti).