Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/03/2026
Visitatore n. 752.592



Data: 18/07/2013
Testata giornalistica: Il Centro
In una lista segreta le mazzette a Orso marsicano e Coccia pelata. Soprannomi degli arrestati e cifre in un documento scoperto nel computer dell’imprenditore indagato

Gli inquirenti: «È il libro mastro delle tangenti, stilato con cura maniacale per non pagare più volte»

PESCARA «E chi è Orso marsicano?», domanda il pm Anna Rita Mantini. «È il presidente dell’Aca, Ezio Di Cristoforo», risponde l’imprenditore indagato Claudio D’Alessandro, a capo della Edilpescara, che confessa di essere stato «costretto» a pagare tangenti per assicurarsi appalti pubblici. I soprannomi degli arrestati, accusati di aver preso mazzette in cambio di appalti di fogne, acquedotti e case popolari, sono appuntati in un file nel computer dell’imprenditore edile. Conti «maniacali». Un documento che D’Alessandro aveva stilato con cura «quasi maniacale», così dice il pm Mantini, per non perdere il conto delle tangenti: «Altrimenti rischiavo di dover pagare più volte», ricorda D’Alessandro in un interrogatorio. L’imprenditore – già arrestato nella prima parte dell’indagine sui lavori della pubblica illuminazione a Cepagatti – aveva cancellato il file dal computer ma un agente della forestale è riuscito a recuperarlo e a dare la svolta all’indagine sfociata ieri in 6 arresti. Quella lista di nomignoli e numeri, per gli inquirenti, è il «mastrino delle tangenti». Il documento della contabilità in nero ha un nome che contiene un errore voluto: «Pagamenti per contantanti». Tanti contanti: «Dazioni economiche, reiterate e ripetute». «Marsicano e robusto». Secondo gli inquirenti, Di Cristoforo, un passato nella forestale di Popoli e un presente alla guida dell’azienda acquedottistica di Pescara, è proprio Orso marsicano: «È nativo della Marsica e presenta una corporatura robusta facilmente accostabile a quella di un orso, sia pure con modalità goliardica e/o di disprezzo riconducibile alla consapevolezza dell’illecito», dice l’ordinanza di arresto. «Capo supremo». In un’intercettazione alla vigilia di un incontro nella sede dell’Aca in via Maestri del Lavoro ai Colli di Pescara tra D’Alessandro e Di Cristoforo, si parla del presidente Aca anche come del «capo supremo»: «Appellativo di per sé evocativo della qualità di soggetto apicale della società acquedottistica», dice ancora l’ordinanza. «Militare coccia pelata». Spuntano, poi, anche «Militare coccia pelata» per identificare il tenente colonnello William Basciano, a capo dell’ispettorato Infrastrutture dell’Esercito di Pescara, e «Ganghetta» per Marcello Lancia, amministratore unico dell’Ater di Chieti. Per l’accusa, Basciano ha «preteso» dall’imprenditore tangenti del 5 o 6 per cento oltre all’assunzione del figlio, a tempo determinato, in due società riferibili a D’Alessandro. «La prima volta». Secondo il racconto di D’Alessandro, è stato proprio il tenente colonnello a metterlo sulla strada della corruzione: «Mi disse che erano in programmazione una serie di gare pubbliche da bandire e che se avessi seguito la sua indicazione non avrei avuto problemi a vincere. Era la prima volta che avevo avuto una richiesta di corruttiva da parte di un pubblico ufficiale». «Il Moro» e «Pizzetto». Altri soprannomi spuntano da un pezzo di carta trovato negli uffici di D’Alessandro: «il Moro» per Alessandro Faraone, geometra dell’Ater di Chieti, e «Pizzetto» per Ernesto Marasco, dirigente dell’Ater di Chieti. Nomignoli e reati. «Soprannomi sintomatici», scrive il gip Luca De Ninis, «o di un’altissima confidenza o più verosimilmente della volontà di stigmatizzare, quasi goliardicamente, caratteri personali degli interlocutori pubblici, in psicologica coerenza con la natura illecita dei rapporti esistenti».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it