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Data: 18/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Epifani: il partito così non regge Enrico deve ritirare le deleghe

ROMA Mai il telefono fu più rovente in casa Pd. Di buon mattino è stato Giorgio Napolitano a consigliare a Guglielmo Epifani «la massima prudenza». Poi ci ha pensato Enrico Letta, da Londra, a chiedere al segretario di scongiurare la crisi. E a sua volta Epifani ha imbracciato il cellulare, prima e durante la riunione della Segreteria, per disinnescare la mina-Renzi.
L’ALTOLÀ

Al sindaco di Firenze, il segretario ha fatto un discorso chiaro. Ha detto che mai e poi mai il Pd sfiducerà Alfano nell’aula del Senato: «Non ci possiamo permettere una crisi». E ha fatto sibilare una minaccia: «Se fai precipitare tutto non pensare che ti sosterremo come candidato premier, la nostra scelta cadrà su Letta».
L’effetto della grandinata di telefonate non è tardato. In serata Renzi ha innescato la retromarcia. Non per bontà di cuore, «ma perché se cade Letta non si va al voto». E ha preso le distanze dai tredici senatori che in mattinata avevano chiesto le dimissioni di Alfano: «Sono più realisti del re e di certo quei parlamentari», hanno detto nell’entourage del sindaco, «chiedendo le dimissioni di Alfano sono andati oltre. Letta? Qui quello che dice Enrico, Matteo non si cura. Vuole solo evitare di passare come chi cerca la crisi perché brama palazzo Chigi».
Ciò detto, dall’affaire-kazako Renzi esce rafforzato. Ieri, a colpi di dichiarazioni, ha preso corpo un fronte che ora appare più vicino al sindaco di Firenze, piuttosto che al premier. Le dichiarazioni dei dalemiani Gianni Cuperlo, Anna Finocchiaro, del “giovane turco” Matteo Orfini, di Rosy Bindi, hanno scavato un solco tra una parte importante del partito e il governo delle larghe intese. «Di fatto», afferma un esponente democrat, «Letta risulta più debole».
IL PRESSING

Proprio in ragione di questa offensiva massiccia, lo stesso Epifani continua (discretamente) a svolgere un pressing su Letta affinché chieda ad Alfano di rinunciare alle deleghe agli Interni, nella speranza che Silvio Berlusconi sacrifichi il suo delfino pur di dribblare una crisi che non vuole. Così, c’è chi narra che il segretario abbia telefonato a Letta per chiedergli «se è proprio impossibile scaricare Alfano». La risposta del premier è stata un niet: «L’ho detto e lo ripeto, Angelino è estraneo alla vicenda della Shalabayeva». Ma il segretario oggi continuerà il pressing, «perché ciò che accaduto non è chiaro e la vicenda non può finire così». Tant’è, che Epifani ha ricevuto dalla Segreteria il mandato di sondare di nuovo Letta per chiedergli di ritirare la delega agli Interni ad Alfano.
C’è solo da aggiungere che oggi, nella riunione del gruppo parlamentare al Senato, Epifani farà un discorso netto. Chiederà compattezza. Metterà il divieto a «posizioni diversificate»: «Il partito deve essere unito. La decisione collettiva deve essere rispettata da tutti». Renziani inclusi. «Altrimenti il partito si spappola». «Speriamo», sospira il lettiano Marco Meloni, «che chi negli ultimi giorni è apparso preoccupato più dai suoi destini personali che di quelli del Paese, sia capace di porre freno a questa spirale irresponsabile». Ogni riferimento a Renzi non è casuale.

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