ROMA No di tutti i partiti alla mozione dei grillini che avrebbe chiuso del tutto il rubinetto dei soldi pubblici alle forze politiche. Si salva così la rata di luglio dei rimborsi Anche se dimezzata rispetto all’anno scorso. Si tratta, come non perde l’occasione Beppe Grillo di sottolineare sul suo blog di «91 milioni 354 mila euro che i partiti si tengono». Approvata, invece, una mozione della maggioranza che, seguendo l’impostazione del ddl governativo sulla riforma del finanziamento pubblico, afferma il principio del finanziamento indiretto, con la contribuzione dei cittadini su base volontaria. Essere rimasti soli nel no ai soldi per i partiti non è una sorpresa per i seguaci di Grillo che si erano preparati all’eventualità procurandosi un congruo quantitativo di banconote da 500 - ovviamente false - che abbandonando l’aula dopo la bocciatura della loro mozione hanno gettato sui banchi del governo.
I GRILLINI RINUNCIANO
«Siamo a un bivio tra privilegi e buon esempio - ha detto presentando la mozione a 5 Stelle il grillino Danilo Toninelli -. Noi abbiamo già rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali, ora tocca a voi». Proposta irricevibile dai partiti ordinari che, come ha detto il ministro delle Riforme Quagliariello dando il parere del governo sulla mozione, dovrebbero procedere a un licenziamento di massa dei loro dipendenti «qualora si interrompesse in modo immediato e non graduale qualsiasi finanziamento pubblico». Con il rischio, ha aggiunto il ministro, che «un intervento frettoloso determini l’abrogazione tout court dei partiti stessi. Pregiudicando le insostituibili funzioni che la democrazia assegna ai partiti». In sintonia con questa impostazione, la mozione della maggioranza impegna infatti il governo «nelle more del passaggio dal sistema di finanziamento prevalentemente pubblico a un sistema di finanziamento indiretto fondato esclusivamente su base volontaria, ad adottare ogni iniziativa utile a salvaguardare il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente in partiti per concorrere a determinare la politica nazionale».
In vista di tempi che saranno in ogni caso più magri per i partiti e le loro strutture organizzative, i membri pd della commissione Affari costituzionali della Camera hanno annunciato un emendamento al ddl del governo sul finanziamento - la cui discussione inizierà il 26 luglio nell’aula di Montecitorio - per estendere la cassa integrazione e i contratti di solidarietà ai dipendenti dei partiti per una copertura prevista in 18 milioni nel biennio 2014-2015.