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Data: 19/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Napolitano blinda il governo: se cade contraccolpi irrecuperabili

ROMA Il tono è perentorio, in qualche passaggio anche stizzito. Le bacchettate sono equamente indirizzate a quanti nei due principali schieramenti politici, cioè nel Pd e nel Pdl, cercano di sfruttare qualsiasi occasione, ultimo in ordine di tempo il “giallo kazako”, per assestare la spallata decisiva all’attuale maggioranza e al governo Letta. Giorgio Napolitano - come previsto - sceglie la cerimonia della consegna del tradizionale ventaglio da parte dei giornalisti parlamentari per una vigorosa messa a punto che blinda il governo Letta e suona anche come un monito contro chi vuole affossarlo, prefigurando nuovi scenari. «Non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine - avverte Napolitano - per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica post-elettorale ha reso obbligato e per una ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze cui si esporrebbe il Paese».
L’INTERESSE GENERALE

Dunque, secondo il capo dello Stato, il governo deve andare avanti: «E’ indispensabile, nell’interesse generale, proseguire nella realizzazione degli impegni di governo sul piano della politica economica, finanziaria, sociale e dell’iniziativa europea». Certo, ammette Napolitano, sono legittimi «propositi alternativi», anche se essi appaiono «velleitari». Ma l’altolà a chi prefigura scenari di crisi è durissimo. «Inviterei coloro che lavorano su ipotesi più o meno fumose e arbitrarie a non contare su decisioni che, quando si fosse creato un vuoto politico, spetterebbero soltanto a me», ammonisce Napolitano rifiutandosi di fornire anticipazioni, ma lasciando intendere che egli si dimetterebbe.
La difesa dell’attuale governo è puntuale, circostanziata, il presupposto è costituito da una spietata analisi della crisi economico-sociale del Paese. Napolitano è prodigo di elogi alla «capacità d’iniziativa e di proposta» espressa da Letta in condizioni difficili. E la blindatura del premier è dettata soprattutto dalla convinzione che i contraccolpi di un ritorno dell’ingovernabilità potrebbero risultare «irrecuperabili» perché svanirebbe quel clima di fiducia che il Paese sta faticosamente riconquistando. Di qui l’invito di Napolitano ad evitare «esitazioni» e «forzature» che potrebbero far sfuggire alla stessa maggioranza il controllo della situazione. Non manca in tale contesto, un riferimento alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi che non devono sovrapporsi «impropriamente» con le prospettive di vita dell’attuale governo. «E’ interesse comune - spiega il Presidente - affidarsi con rispetto, senza pressioni né in un senso né nell’altro, alle decisioni della Corte di Cassazione».
IL GIALLO KAZAKO

Naturalmente, Napolitano non evita di soffermarsi sul «giallo kazako» cioè quella che definisce l’«inaudita storia» della precipitosa espulsione dall’Italia della madre kazaka e della sua bambina. Il capo dello Stato parla di «reticente» e «distorsiva» rappresentazione del caso e di «pressioni» e «interferenze» di un diplomatico straniero (cioè kazako). Condivide le prime misure adottate dal governo nei confronti dei funzionari che hanno sbagliato e sembra avere un tono assolutorio nei confronti del ministro Alfano, quando definisce «azzardato» evocare responsabilità «oggettive» nei confronti del titolare dell’Interno. Comunque, Napolitano pone un freno all’utilizzazione politica della vicenda da parte di un’opposizione da sempre contraria a questo governo «spurio» che vorrebbe spingere il Paese verso uno sbocco ignoto.
GLI INSULTI A KYENGE

Non poteva mancare, nell’intervento presidenziale, un riferimento alla polemiche suscitate dall’ offesa di Calderoli al ministro Kyenge. Napolitano cita con sdegno il caso di un’ «ingiuria indecente e aggressiva», specie «se a sfondo razzista maschilista» e ancor di più se pronunciata da «chi dovrebbe unirà alla dignità personale quella istituzionale».

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