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Pescara, 24/03/2026
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Data: 19/07/2013
Testata giornalistica: Il Centro
La crisi economica - Ora protestano padroni e padroncini. Tutti insieme questa sera in piazza a Pescara contro l’inerzia politico-burocratica: non ce la facciamo più, siamo allo stremo. Di Cesare (Cgil) «Ormai, l’unica questione che ci divide è il fisco»

PESCARA Le imprese della provincia di Pescara non riescono ad andare più avanti, strette nella morsa della crisi economica da un lato e della burocrazia e dell'eccessiva tassazione dall'altro. Per questo motivo oggi (ore 21) scendono in strada a protestare al Teatro del Mare. A lanciare il grido d'allarme sono tutti insieme imprenditori, artigiani, commercianti, lavoratori, agricoltori e sindacalisti che sentono di essere sulla stessa barca in navigazione in un mare tempestoso e senza porti sicuri nelle vicinanze. Sono presenti Ance, Api, Legacoop, Casartigiani, Cia, Coldiretti, Confartigianato, Confcooperative, Confindustria, Confesercenti, Cna, Upap Claai, Cgil, Cisl e Uil. I freddi numeri lasciano capire la gravità della situazione: nel 2012, 334 imprese chiuse nel settore delle costruzioni, 989 cessate nel commercio e 700 imprese artigiane scomparse. «O ci danno un aiuto o il sistema delle imprese è finito», dice chiaramente Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio di Pescara, «questo Paese sta diventando povero, la tassazione è a livelli altissimi. Lo Stato ci chiede tanto e in cambio non ci dà nulla. Se abbiamo organizzato questa manifestazione è perché siamo davvero alla fine». Umberto Coccia, segretario della Cisl, cita il progetto di rilancio della Val Pescara: «Dopo più di un anno si registra solo l'inazione per un piano da 125 milioni di euro. L'inerzia politica va superata». Dino Lucente, che rappresenta i 900 soci di Casartigiani, ricorda le tante morti: «Ventidue sono stati i suicidi da inizio anno in Abruzzo, questa è una guerra economica che ha massacrato tutti, siamo alla frutta ormai». Gli imprenditori propongono regole semplici e procedure rapide per la burocrazia, abbattimento degli oneri burocratici, potenziamento delle infrastrutture, ma anche l’immediata applicazione del decreto sviluppo, il pagamento dei debiti degli enti pubblici, una soluzione al caro-affitti per i negozi, lo stop alla grande distribuzione, e un turismo professionale e non solo fatto da grandi eventi .

IL sindacalista
«Ormai, l’unica questione che ci divide è il fisco»

Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil: che effetto fa vedere gli imprenditori protestare alla stregua degli operai che perdono il lavoro? «In realtà nessuno, perché la situazione socio economica dell’Abruzzo, dell’Italia, è talmente grave che ha azzerato le posizioni storiche della protesta. Non c’è più differenza, siamo sulla stessa barca, ed è giusto protestare tutti insieme». Non c’è più contrapposizione, condividete davvero tutti i punti della protesta? «Alla manifestazione aderiamo e interveniamo. In Abruzzo noi abbiamo da tempo rapporti comuni sulla storia della programmazione con gli imprendtori. In un tessuto sociale come quello italiano stanno venendo al pettine i nodi legati al tipo di struttura d'impresa. Imprenditori, artigiani, commercianti, che hanno situazioni particolari, vivono le stesse condizioni degli operai, le stesse condizioni materiali delle famiglie che perdono il lavoro. L'unica differenza che si mantiene è quella del fisco». Gli imprenditori chiedono meno tasse, voi equità fiscale. «Il fisco è un pezzo della crisi italiana che è legata a sua volta alla crisi redistributiva. Noi possiamo pensare che c'è ripresa attraverso solo la crescita dello sviluppo. Esiste una questione di distribuzione del reddito oltre a una questione di crescita: se non si ridistribuisce il reddito, il ciclo si ferma. Lo sviluppo non cresce perché non ci sono investimenti e questi non ci sono perché non c'è equa ridistribuzione del reddito. Questo è un nodo che si affronta fiscalmente e contrattualmente, e tutti devono concorrere a questa nuova situazione». Allora, tutti in piazza. «Sì, tutti . La piazza è sempre stata il luogo giusto per dire le cose».

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